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Giornalisti uccisi e minacciati. Gli organismi di rappresentanza ammessi ai processi. Un fatto importante

 
Ma non dovevamo solo assistere ai processi per poi scriverne la cronaca? Te lo chiedi ogni volta che i giornalisti entrano dentro il processo e sono parte offesa da reati gravissimi che attentano alla loro possibilità di esercitare la professione, di portare uno sguardo sulla realtà della cronaca giudiziaria e riportarla fedelmente ai lettori. Nell’ultimo anno e mezzo molte volte, troppe volte, i giornalisti sono entrati in aula come parte del processo, vittime di reati, testimoni di fatti penalmente rilevanti. E non erano soli, accanto a loro una presenza fisica e morale importantissima, quella degli organismi di rappresentanza, ossia Federazione Nazionale della Stampa Italiana e Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, un fatto inedito, che fino a qualche anno fa era impensabile e forse nessuno di noi aveva mai immaginato che si potesse, si dovesse, arrivare a tanto per difendere la professione del giornalista e, contestualmente, il diritto dei lettori ad essere informati. Da Roma alla Sicilia i giudici hanno ritenuto, sia in sede preliminare che in dibattimento, pacifica la costituzione di parte civile di Fnsi e Cnog in quanto soggetti che direttamente sono stati lesi dal reato consumato in danno di un singolo giornalista, anche quando questi non fosse formalmente iscritto agli organismi di rappresentanza ma, esercitasse, comunque la professione di giornalista, come è stato nel caso di Andy Rocchelli.
Il Tribunale di Roma ha riconosciuto la presenza come parte civile nel processo che vedeva imputato Paolo Papagni e parte offesa Federica Angeli; altrettanto nel processo con Daniele Piervincenzi e Edoardo Anselmo parti offese e Roberto Spada imputato. Le sentenze hanno attribuito un risarcimento agli organismi di rappresentanza. Fnsi con Cnog e UsigRai sono inoltre stati ammessi in sede preliminare quali parti offese e potranno, in tale veste, seguire le indagini nel supplemento di istruttoria sull’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin; è la prima volta che succede.
Per cinque volte i giudici hanno ammesso la Federazione quale parte accanto a Paolo Borrometi ed è stato riconosciuto il danno proprio subito da tutti i giornalisti italiani per i reati consumati da esponenti della mafia siciliana contro Borrometi. Inoltre il Sindacato giornalisti della Campania, d’intesa con la Fnsi, si è costituito parte civile nel processo che vede imputati gli aggressori della giornalista Luciana Esposito. La cronista, direttore del giornale online Napolitan.it, nel dicembre del 2015 fu pestata nel parco Merola di Ponticelli. E ancora in Campania La Fnsi e il Sugc sono parte civile contro gli aggressori di Antonio Crispino, collaboratore del Corriere della Sera .A settembre scorso è stata riconosciuta la possibilità per Fnsi e Odg di essere parte civile nel processo per la morte di Andy Rocchelli, ilgiornalista fotoreporter pavese che il 24 maggio 2014 è stato ucciso in Ucraina mentre realizzava un reportage sulla situazione e le sofferenze della popolazione civile del Donbas
A latere, negli ultimi mesi, i rappresentanti dei giornalisti hanno accompagnato molti colleghi in interrogatori, pur restando fuori dagli uffici giudiziari, ma volendo sottolineare la “scorta” umana e mediatica oltre che professionale per chi fa questo mestiere. 

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