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In ogni comune, una piazza per Alessandro Leogrande

 

Quando scompare un intellettuale del calibro di Alessandro Leogrande, è difficile dire cosa s’è perso. Lucidità, metodo, acume. Tre caratteri che hanno reso Leogrande la figura più intelligente della Puglia contemporanea. Il consesso politico regionale non ha saputo mettere a valore un cervello di tale portata, forse perché non ha saputo comprendere fino in fondo la lezione morale che trasuda dai suoi scritti. Una lezione che parla di accoglienza e di integrazione sociale partendo dalla voce delle vittime delle frontiere, dei fili spinati, dei respingimenti e dell’esclusione. Taranto, Bari e tutti i comuni pugliesi dovrebbero intitolargli non strade ma piazze, perché il suo pensiero ha spaziato nelle agorà del Mediterraneo, fino ad essere conosciuto oltre l’Adriatico, in quell’Albania che lui conosceva più di molti altri. Il debito che ha la Puglia verso Alessandro Leogrande è altissimo.

È stato il primo a scovare nel caporalato una cerniera tra impresa e mafie, dal Gargano a Leuca; è stato il primo a costruire un pensiero laico sul futuro di Taranto; è stato tra i pochi a ficcare il naso dentro la bufala della Puglia felice, immune dalle mafie. Non si è mai sottratto al confronto, alla correzione di sé, all’autocritica, e non ha mai lesinato critiche, perché era un pensatore libero. Sì. È stato un intellettuale puro perché libero. Del resto, chi lo ha conosciuto lo ha apprezzato per la profonda capacità di comprensione di fenomeni nuovi e fortemente complessi. Se fosse ancora vivo, proverei a coinvolgerlo in un dibattito sugli ulivi, sul futuro agricolo criminale della Puglia. E proverei a costruire una scuola di etnografia del Mediterraneo intorno a lui. Allora, che la sua assenza sia almeno colmata da una piazza in ogni comune di Puglia. Da un luogo dove le persone possano incontrarsi, discutere, conoscersi, prendersi o lasciarsi, dopo essersi parlate dal vivo, non su un social.

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