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Migranti. Chi è arrivato qui dopo aver superato l’orrore delle torture non merita capannelli di dissidenti

 

È strano il sorriso di chi arriva in mare dalla Libia. È un sorriso che ti trapassa il cuore. Perché non è come quello dei comuni mortali. Il sorriso che riesci a strappare da chi ha attraversato il Mediterraneo dopo essere passato dalla Libia è carico di bene e di male, di uno sguardo speranzoso al futuro e di un altro rivolto ad un passato che difficilmente si può strappare di dosso. Così hanno sorriso salutando dai pullman i 100 eritrei arrivati a Rocca di Papa, in quel centro di accoglienza che la chiesa cattolica ha scelto per tenerli protetti fino al loro smistamento in altre strutture: sparpagliati in tutta Italia. Sorridono e salutano i due capannelli di cittadini davanti l’ingresso del centro “Mondo Migliore” tra le fresche fronde dei Castelli.

Non possono capire, e forse non capirebbero comunque, che da un lato c’è chi li accoglie a braccia aperte con artigianali cartelli con su scritto “Welcome”e dall’altra parte si urlano slogan anti immigrazione con le bandiere tricolore mescolate a quelle rosse e nere dei simpatizzanti di estrema destra (con qualche cittadino dei Castelli romani infastidito dalla presenza di nuovi arrivati)  Non importa se ci staranno pochi giorni. L’importante è protestare. Ormai non si fa altro. Senza ragionare, senza osservare quelle facce smunte, che nient’altro vogliono che un po’ di pace.
Chissà cosa devono aver pensato mentre attraversano sull’autobus le due fronde di italiani urlanti. Qualcuno – si vede – è ancora intimorito nel vedere il cancello che gli si chiude alle spalle. Una donna dal viso bellissimo circondato da un velo rosso, mostra una fila denti bianchissimi: un ragazzo con la maglietta gialla abbraccia protettivo la sua donna.

Saranno gli psicologi della Caritas a scoprire le loro ferite esteriori e interiori. A loro raccontano di essere stati rapiti e tenuti per mesi – qualcuno per 2 anni –  in bunker sottoterra. Le donne violentate hanno partorito chiuse lì dentro: molti dei loro bambini moriranno dopo pochi mesi di vita. Intanto venivano venduti, messi in mare: ripresi e rivenduti, da uomini in divisa dicono. Storie che abbiamo sentito cento volte ma che a molti lasciano indifferenti. Perché l’orrore chi non lo vive, lo rifiuta.

Eppure non ci sarebbe molto da dire, solo guardare e ascoltare. E provare a capire che chi è riuscito a superare quell’ orrore ed è arrivato qua non merita capannelli di dissidenti al loro arrivo. Che se si vuole fermare il traffico di esseri umani lo si faccia, ma si dia anche il giusto rispetto a chi ce l’ha fatta e nonostante tutto ti regala ancora un sorriso.

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