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Salvini al Colle si ferma per un caffè e parla da ministro

 

Scende dal Colle e insulta Saviano e Veronesi. Va a Palazzo Chigi e impone la sua linea al governo (dando ragione a Saviano)

Nessun accenno alla sentenza che dispone il sequestro dei beni della Lega, nessun confronto sul delicato tema del rapporto tra politica e magistratura. Nonostante gli annunci roboanti dei giorni scorsi, il colloquio di oggi tra il segretario della Lega Matteo Salvini e il capo dello Stato Sergio Mattarella si sarebbe svolto su binari molto più istituzionali, avendo per oggetto le tematiche tipiche del Viminale quali immigrazione e rapporti con la Libia, sicurezza, terrorismo, confisca dei beni ai mafiosi. Anche perché nei giorni scorsi il Quirinale aveva chiarito il perimetro dell’incontro, invitando di fatto Salvini a non oltrepassare i confini di un regolare rapporto istituzionale. Di fronte alla posizione assunta dal Colle, che ha nel presidente della Repubblica anche il presidente del Csm, Salvini ha smorzato i toni bellicosi nei confronti della magistratura – assunti dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione sui fondi del Carroccio – e ha trasformato l’incontro in una sorta di relazione sull’attività del Viminale nel primo mese di governo. Una ricostruzione che si riesce a fare grazie a quanto filtra dal Quirinale, perchè dal Carroccio si hanno solo indicazioni succinte. La prima arriva dallo stesso Salvini: l’incontro è stato “utile, positivo e costruttivo”. Poco dopo dal Quirinale filtra una versione più dettagliata: il colloquio è stato sicuramente “molto cordiale” ma del rapporto politica-magistrati e nello specifico del caso riguardante la Lega, non si sarebbe parlato. Anche perché, fanno sapere sempre dal Colle, la richiesta dell’incontro non era, come previsto e detto, all’ordine del giorno. Del resto, gli uomini del Presidente sottolineano come sia “naturale” che di certi argomenti non si sarebbe proprio potuto parlare. Tanto che in una conferenza stampa, rispondendo alle domande dei cronisti, Salvini lascia del tutto cadere il tema “attentato alla democrazia”, o “attacco politico” al Carroccio che – a dire dei leghisti – sarebbe stato sferrato con la sentenza.

La lettera di Saviano al Fatto contro il ministro Toninelli: “burattino nelle mani di Salvini”

La gestione dei flussi migratori è da sempre uno dei nervi scoperti della società civile e politica italiana. La decisione del governo di negare la possibilità alle imbarcazioni delle Ong di attraccare nei porti, ha riaperto lo scontro con il mondo degli intellettuali. Più volte si è schierato in prima linea Roberto Saviano. A scatenare la reazione dell’autore e giornalista campano è l’intervista concessa dal ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli, al ‘Fatto quotidiano’: “Ogni giorno di più mostra il suo vero volto di burattino nelle mani di Matteo Salvini”. L’accusa è quella di aver ‘agganciato’ l’azione del Mit alla linea storica seguita dal vicepremier e segretario federale della Lega. “L’orientamento del governo di delegare unicamente ai libici la gestione dei salvataggi in mare è folle e criminale, e non a caso si parla di recupero degli accordi stretti tra Berlusconi e Gheddafi: che bel cambiamento”, scrive ancora Saviano in una lettera al direttore dell’edizione online del ‘Fq’, Peter Gomez. Inoltre, rigetta con forza l’assioma che tra le organizzazioni non governative e i trafficanti di esseri umani ci possa essere un legame, del quale peraltro sostiene che non esistano prove: “In special modo dopo il fallimento giudiziario delle elucubrazioni di Carmelo Zuccaro, ma a Toninelli e al suo burattinaio fa comodo fare disinformazione e continuare ad alimentare falsi sospetti verso chi salva vite e in più è testimone degli esiti criminali degli accordi tra Italia e Libia”. Per lo scrittore in questa politica “degenerata” non esiste più “alcuna differenza tra vita e morte, tra dignità e mancanza di diritti, tra legge e illegalità”. Ecco perché dice apertamente di provare “il più profondo disprezzo, umano e politico, per questa caricatura di ministro”.

Il M5S si chiude a riccio contro Saviano. E Salvini non perde neppure questa occasione per insultare Saviano e lo scrittore Sandro Veronesi

In difesa del responsabile del Mit, però, si schiera tutta la batteria dei parlamentari M5S, a partire dai due capigruppo, Francesco D’Uva alla Camera e Stefano Patuanelli al Senato, che giudicano le accuse mosse a Toninelli “ingiuste” e frutto di “livore gratuito”. Passa al contrattacco, invece, Matteo Salvini. Come spesso accade, il ministro dell’Interno sceglie i social network per portare avanti le sue ‘battaglie’ politiche. Questa volta è Sandro Veronesi a finire nel mirino. Lo scrittore aveva proposto a Saviano, attraverso una lettera aperta pubblicata sul ‘Corriere della sera’, di “metterci il corpo” sulle navi delle ong che “salvano le vite”, sfruttando la loro popolarità per far vedere all’attenzione dell’opinione pubblica cosa accade sulle imbarcazioni delle organizzazioni non governative. Il vicepremier e leader leghista, però, ha ‘intercettato’ il messaggio per un post di poche parole, con tanto di emoticon sorridente: “Ottima idea: buon viaggio”. Come si vede, il “livore gratuito” verso intellettuali del calibro di Saviano e di Veronesi arriva direttamente dal governo e da esponenti della maggioranza che lo sostiene.

Vertice informale a Palazzo Chigi. Prevale la linea Salvini (e dunque ha ragione Saviano)

Al termine dell’incontro informale a Palazzo Chigi, fonti di governo tengono ad assicurare che sul tema migranti c’è una “linea comune”, che l’Italia parlerà “con una sola voce” e che tra Salvini e la Trenta non c’è alcun contrasto. Dunque a Innsbruck, dove l’11 e 12 si incontreranno i ministri degli Interni dei Paesi dell’Ue, Salvini a nome del governo ribadirà il “no” all’ingresso in Italia dei cosiddetti movimenti secondari; insisterà per un rafforzamento della protezione delle frontiere esterne e per un serio ricollocamento europeo dei richiedenti asilo; confermerà il sostegno alla Libia, chiedendo però un ripensamento sulle varie missioni europee in particolare sulla parte che prevede che chi viene salvato sia portato automaticamente in Italia. Tema quest’ultimo, però, che non può essere affrontato nella sede del vertice austriaco. “Noi – ha detto il leader della Lega a proposito delle missioni – non ci sfiliamo da niente se cambiano le regole, come ha detto anche l’Unione Europea, e saremo ben felici di continuare. Noi vogliamo salvare vite ma non significa che chi viene salvato poi resta in pianta stabile in Italia”. L’obiettivo del vertice, per il titolare del Viminale, è “svegliare l’Europa” portando “la posizione dell’Italia”. Domani, sull’immigrazione, è in programma un incontro tecnico, mentre mercoledì Conte e Salvini torneranno a vedersi.

Non solo migranti ma anche reddito di cittadinanza e flat tax sono stati i temi sul tavolo del vertice che si è svolto oggi a Palazzo Chigi, presenti il premier Giuseppe Conte, i vice Matteo Salvini e Luigi Di Maio e il ministro dell’Economia Giovanni Tria. Durante l’incontro, spiegano fonti di Palazzo Chigi, sono stati discussi i prossimi passi del governo sui temi economici, a partire dal reddito di cittadinanza e dalla flat tax. Questo anche alla luce delle dichiarazioni di Tria, che nei giorni scorsi aveva sottolineato la necessità di tenere sotto controllo i conti pubblici. La riunione potrebbe anche essere stata l’occasione per toccare il nodo delle prossime nomine, in primo luogo per il capitolo che riguarda la Cassa depositi e prestiti.

Da jobsnews

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