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Estate 1943: la sconfitta di un mondo

 
Estate 1943: il declino di un mondo. E la sconfitta, atroce, non solo di un regime balordo che per ventuno anni aveva egemonizzato il Paese, conducendolo nel baratro della dittatura, delle Leggi razziali e di una guerra dalla quale saremmo usciti in macerie, ma anche di una generazione che il 25 luglio si sarebbe vista crollare addosso tutto ciò in cui aveva creduto e sperato o che aveva avversato pagando un prezzo altissimo al proprio coraggio e alla propria dignità.
Estate 1943: dal 25 luglio all’8 settembre si compirono i destini di un Paese ormai in balia degli eventi, fragile, sfiancato dalla miseria e dalla fame, con Roma che il 9 settembre sarebbe diventata una città aperta nelle mani di Kappler, in seguito all’ignominiosa fuga dei Savoia a Brindisi, e con il martirio di oltre dodicimila soldati italiani in quel di Cefalonia, massacrati per rappresaglia dai nazisti che si sentivano accoltellati alle spalle dal governo Badoglio.

Estate 1943 e il pensiero non può che andare ai ventenni di allora, i pochi rimasti, i quali non hanno mai smesso di raccontare il bombardamento di San Lorenzo e tutto ciò che ne derivò, così come l’incertezza, la rabbia e le attese isteriche dei quarantacinque giorni che separarono l’arresto di Mussolini dalla proclamazione dell’Armistizio stipulato con gli Alleati a Cassibile.
Estate 1943: un anno maledetto, un periodo tragico, una stagione caratterizzata dalla devastazione e dagli sfollati, prima della liberazione di Roma, della Resistenza e della sua epopea, della fine di tutto e dell’inizio di una nuova era per la democrazia e per il Paese.
Innumerevoli destini si intrecciarono in quei due mesi caldi e assolati che spesso hanno determinato le sorti dell’Italia. Pochi oggi hanno la fortuna di poter dire “io c’ero”, molti devono ricorrere ai racconti familiari e ai libri di storia.
Fu lo spartiacque della generazione che non ha mai avuto vent’anni, la linea di demarcazione fra la barbarie e la rinascita. Ricordare per non ripetere, ricordare per tenere viva la memoria, ricordare affinché le nuove generazioni sappiano e la passione civile non si perda del tutto. Ricordare perché in quei due mesi si è deciso il nostro futuro, molto più che nei settantacinque anni successivi.

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