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Disobbedienti si diventa

 
Bentrovati per la lettura della seconda parte della nostra scheda dedicata al saggio di Nicola Zamperini edito per Castelvecchi che si intitola “Manuale di disobbedienza digitale”.  Prima di proseguire nella lettura del saggio e nella conseguente estrazione di quei passaggi che abbiamo giudicato particolarmente interessanti, vorremmo dedicare l’apertura di questo post alla parte conclusiva del volume.  Le 100 regole di disobbedienza che l’autore inserisce in coda al volume e che fra il serio e il faceto costituiscono il pretesto, ma anche il senso più vero e profondo dell’opera. L’ennagolo come lo definisce Zamperini, un elenco lungo ma nemmeno troppo di suggerimenti,   perchè, come dice lui stesso citando il romanzo Il disertore di Jean Giono:  “disertori non ci si improvvisa e di un buon fuggiasco occorrerà ricordare la cura con cui ha cancellato la sua pista”.  Per continuare nel nostro gioco del mettere in evidenza e segnalare, abbiamo provato ad estrarre 10 di queste cento regolette, quelle che a nostro insindacabile avviso sono le più urgenti e forse anche  le più facilmente attuabili o magari solo le più poeticamente suggestive, quelle che, sempre a nostro avviso, restituiscono meglio a ciascuno di noi un pezzettino della nostra umanità de-algoritmicizzata (perdonate l’ardire per aver appena scritto in piena coscienza una parola che non esiste nei vocabolari della lingua italiana). Le scriveremo rigorosamente in ordine sparso e senza alcun riferimento numerico rispetto al vero e unico “ennagolo” di Zamperini, a Voi capire previo lettura dell’elenco originale dove le abbiamo prese e con quale intento l’autore le aveva inserite proprio  in quell’ordine.

Se siete una coppia non parlatevi mai sui social network. Mai

Quando vi iscrivete ad un social network date informazioni false

Comprate una scatola, stampate 20 foto l’anno e sopra scriveteci il nome dei vostri figli: li aiuterà alla vostra morte a saperne di più di voi (e non di meno)

Non invitate amici da un’applicazione a un’altra, da Instagram a Facebook. Soprattutto non lo fate in blocco

Se qualcosa vi indigna manifestate. Per strada

Navigate liberamente per il web fuori da Google e da Facebook rimbalzando di sito in sito

Quando scrivete uno status pensate sempre che possono vederlo tutti. Letteralmente tutti

Non usate Maps, almeno in città, correte con entusiasmo il rischio di perdervi

Disattivate tutte le funzioni di geolocalizzazione di tutte le App che utilizzate sullo smartphone

Non dormite con lo smartphone sul comodino e non utilizzatelo come torcia per andare in bagno (è una scusa per controllare le notifiche)

Torniamo dunque ora ad occuparci degli specifici contenuti del libro che stiamo esaminando e ricominciamo a estrarre qualcuno dei passaggi a nostro avviso più significativi del volume cominciando dal capitolo davvero illuminante del saggio di Nicola Zamperini dove l’autore ci racconta l’origine dei famigerati captcha e dei loro figli più o meno legittimi i re-captcha.

 

La grande rimozione. Aziende Spietate

 

“Captcha è un acronimo: Completely Automated   Public Turing test to tell Computers and Humans Apart”, ovvero un test di Turing pubblico e completamente automatico per distinguere computer e umani. Nel cosiddetto re-Captcha le lettere che dobbiamo interpretare non sono più casuali. (…) Se il primo modello di questo software serviva a rassicurare sul fatto che un uomo è un uomo e basta, il re-Captcha ha un altro fine. I nuovi numeri o le lettere che compaiono quando vogliamo iscriverci a una newsletter, emergono come il frutto della scannerizzazione  di milioni di pagine di libri antichi e manoscritti. (…) I cosiddetti OCR (software di riconoscimento ottico di caratteri per la trasformazione in documenti digitali) non erano così bravi da interpretare e tradurre tutte le lettere di un testo vecchio, figuriamoci quelle di un libro antico. Serve l’essere umano. (…) Immaginate i costi enormi per un programma di acquisizione e conversione, destinato a milioni e milioni di volumi, affidato alle cure di uomini in… Continua su lsdi

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