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Ad Aprilia hanno agito due persone “normali”. In tutta la provincia di Latina da più di un anno giustizia fai da te

 
Vivono in un bel complesso residenziale chiamato Cipolla, dove tutti hanno un lavoro, una famiglia, un cane, una vita normale. Eppure due di questi condomini sono accusati di omicidio preterintenzionale in danno di Zitaouni Hady, il marocchino di 43 anni morto nella notte tra sabato e domenica scorso in via Gardapasso ad Aprilia in seguito ad almeno un colpo sferrato dai due indagati. Forse i colpi sono stati più di uno e per questo si è parlato di pestaggio in un primo momento. La vittima si trovava in zona a bordo di un’auto giudicata sospetta perché procedeva troppo lentamente nel quartiere, dunque è scattato un inseguimento, la macchina è finita fuori strada e poi sul posto sono arrivati (almeno) i due indagati che nel frattempo avevano anche chiesto l’intervento dei carabinieri. Questa la dinamica dell’ultima storia di “giustizia fai da te” evidentemente macchiata anche di razzismo che si registra nell’Italia del 2018.
Chi sono i due indagati per omicidio? Due lavoratori, due cittadini normali scoppiati in lacrime quando si sono resi conto di ciò che avevano fatto: “Ci siamo rovinati”. Sì, hanno ragione, rischiano una pena pesantissima per aver cercato di farsi giustizia da soli in una storia dove la legittima difesa e null’altro possono fare alcunché in termini di attenuanti. Il marocchino ucciso aveva già fatto dei furti e aveva in auto arnesi da scasso ma non stava rubando in quel momento. E’ stato ucciso per una “suggestione”. Massimiliano Riccio è autista dell’Atac ed è quello apparso più provato tra i due indagati, sta rischiando tutto adesso e finalmente la lucidità gli fa intravvedere cosa è accaduto, ha un figlio piccolo e una campagna straniera. Il suo avvocato dice che nella zona c’erano stati tanti furti, un clima difficile. In realtà in via Guardapasso si sono contati quattro furti in autovetture negli ultimi mesi, molto al di sotto della media. L’altro indagato, Giovanni Trupo, è una guardia giurata originaria del Sud e anche lui ha un figlio piccolo; nelle immagini delle videocamera di sorveglianza di un locale della zona si vede un uomo con un’arma in pugno e forse è lui con la sua pistola d’ordinanza. Tutto questo rende la vicenda ancora più dura e l’avvicina effettivamente alla giustizia fai da te che, purtroppo, in quest’area non è nuova. Il 15 ottobre 2017 un avvocato di Latina rientrando a casa dei genitori ha sparato contro un ladro che stava lasciando l’abitazione, colpendolo alle spalle. La vittima era un ragazzo napoletano. Quattro mesi prima nella campagna attorno a Latina un imprenditore sparò a dei ladri di rame sorpresi nella sua azienda, non li colpiì e riuscirono a fuggire. Ma purtroppo uno dei colpi attinse la gamba del figlio dell’imprenditore. A gennaio 2018 il sud della provincia di Latina è stato letteralmente assediato dalle ronde organizzate, tanto che è dovuto intervenire il Prefetto Rosa Trio per dire che l’ordine pubblico doveva restare esclusivamente in mano a polizia e carabinieri e sollecitando i cittadini solo a denunciare e chiamare le forze dell’ordine. Ma una notte alla periferia di Castelforte due giovani uomini che si erano appartati in macchina hanno rischiato il linciaggio, sono stati colpiti da sputi e calci contro l’auto, accerchiati e minacciati. Il video di quella aggressione fu diffuso dalle stesse ronde in una chat privata con oltre duecento membri.

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