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La solidarietà ci fa bene

 

C’era una volta, non molto tempo fa un’Italia che piangeva per il naufragio di Lampedusa che costò la vita a oltre 360 esseri umani. Tutti abbiamo scolpite nella memoria le immagini di quell’episodio, non isolato purtroppo. Una fila infinita di bare – molte bianche – riposte in una palestra e il pellegrinaggio laico delle autorità italiane davanti quei feretri. Il nostro governo di allora decise di reagire varando la missione “Mare Nostrum”. Per oltre un anno la Marina Militare Italiana e la Guardia Costiera da sole salvarono centinaia di migliaia di vite. Non era un secolo fa, era il 2013. In seguito a questa coraggiosa decisione unilaterale del governo, l’Italia ebbe poi la forza di trattare per un coinvolgimento maggiore dell’Europa nelle operazioni di pattugliamento e soccorso e di arrivare a stabilire poi una maggiore partecipazione degli Stati UE nell’accogliere.

Un principio di ricollocamento che scardinava nei fatti il trattato di Dublino, ancora difficile da modificare per gli egoismi nazionali soprattutto da parte degli Stati che successivamente si definirono “gruppo di Visegrad”, ma anche di altri Paesi del Nord Europa animati da ragioni differenti. Il ricollocamento ha stentato a partire e l’Italia insieme alla Grecia hanno dovuto farsi carico di gran parte dell’accoglienza. Una accoglienza che va migliorata in Italia e maggiormente condivisa con gli altri Stati UE, ma che non si può rimettere in discussione né può essere usata come grimaldello per ripensare all’Unione Europea come sommatoria di Stati a cui attingere – coma da un bancomat- per fare investimenti o arginare i grandi speculatori mondiali che lucrano sul debito pubblico dei singoli Paesi.

La crisi economica del 2008, definita sistemica dagli studiosi per la sua violenza, senza la Ue avrebbe ridotto molti Paesi europei in macerie, facili prede di speculatori. Ricordo questo “dettaglio” perché molti sembrano dimenticarlo, compresi quei tanti nostri concittadini che invocano l’uscita dall’Europa troppo molle verso i migranti. Molti di questi “signori” hanno mutui, ipoteche o risparmi nelle banche, le quali sarebbero fra le prime a vacillare con l’innalzamento del costo del denaro, con ripercussioni pesantissime per tutti i comuni cittadini.

Credo che la Sinistra in Europa, sicuramente in Italia, da subito dovrebbe impostare la propria campagna elettorale per le Europee su queste questioni dirimenti.

Io userei lo slogan “la solidarietà ti fa bene!” Esattamente l’opposto di quello che sostengono Salvini e i suoi inquietanti alleati europei e i riferimenti di oltreoceano (Trump – Bannon) o di oltrecortina (Putin). I primi considerano l’Europa un male necessario per le grandi risorse economiche che mette loro a disposizione per il rilancio di economie fragili e provate da decenni di dittature. Trump e Putin invece sperano in una UE disunita e incapace di fare sistema. Significherebbe per loro avere un grosso competitor in meno sullo scenario geopolitico internazionale e tante piccole realtà nazionale più arginabili o scalabili. Cosa ha a che vedere questo con la solidarietà? Molto, tantissimo. La forza che l’Europa ha acquisito sullo scenario internazionale con le unghie e con i denti, non è solo frutto della sua forza economica e finanziaria, ma anche della capacità di essere presente con modalità solidaristiche e nell’aver adottato il dialogo e la mediazione come metodo. Ogni qual volta invece singoli Paesi hanno scelto azioni isolate, nella speranza di occupare spazi per sé, si sono avute ripercussioni pesanti. Il caso Libia è solo il più recente. Lì la Francia prima e altri poi hanno preferito intervenire militarmente con risultati devastanti, che sono ancora sotto gli occhi di tutti.

Dire che l’Europa rischia di saltare per l’urto di centinaia di migliaia di persone è un azzardo pericoloso che potrebbe mutarsi in una profezia autoavverante. Individuare nel migrante il nemico da arginare, ricorda molto chi chiamava il popolo alle armi evocando i nemici alle porte, evitando così di affrontare i veri problemi interni.

Quella contro gli sbarchi, le Ong, i migranti è propaganda becera e come tale va contestata in radice con argomentazioni che riportino l’attenzione dei cittadini (ancora spaventati per la crisi economica da poco superata) sulle vere questioni. Una su tutte. In un mondo sempre più interconnesso, isolarsi e frantumarsi non solo è sbagliato ma direi perfino impossibile. La vera sfida semmai è come esserci in modo sempre più forte per il benessere di tutti. Compresi quei migranti che arrivano via mare o su altre rotte di terra, senza i quali spesso non potremmo raccogliere pomodori, far marciare le fabbriche, prestare assistenza ai nostri cari, né mantenere i nostri sistemi di welfare, spesso presi a modello in tutto il mondo per i loro alti standard qualitativi. Si perché con buona pace di Salvini e affini, l’Italia e l’Europa nei prossimi trenta anni subiranno un invecchiamento tanto forte da mettere a dura prova la tenuta di gran parte delle conquiste sociali che rendono le nostre vite più sicure e confortevoli.

C’è quindi un problema culturale prima che politico, che rende difficile mettere a fuoco i veri e gravissimi problemi a cui va incontro l’Europa e con essa l’Italia. Per cinismo e furbizia si preferisce far credere che il problema siano i migranti e che bloccandoli tutto andrà meglio, ben sapendo invece che è il contrario. Sicuramente i flussi vanno monitorati e le presenze redistribuite, i soldi servono ma vanno spesi meglio. Tutto vero. Ma davanti a una migrazione che ha un carattere antropologico prima che strutturale non si possono più raccontare bugie alimentando odio e divisioni che minano la coesione sociale dentro i singoli Paesi e rendono l’Europa più debole. La Merkel che si è fatta paladina dell’accoglienza negli anni scorsi, di sicuro non l’ha fatto perché animata da cristiana pietà, bensì dalla consapevolezza che la forza della Germania in questi decenni è dipesa dal saper portare avanti grandi progetti di inclusione sociale di pari passo a grandi investimenti nell’economia e nella formazione. Uno sforzo gigantesco nel quale la solidarietà degli altri Paesi UE ha avuto un peso specifico altissimo. La riunificazione delle due Germanie guidata da Kohl, l’accoglienza per centinaia di migliaia di profughi balcanici prima, africani e siriani poi, hanno risposto a esigenze di crescita interna non solo di generosità – che pure è stata grande.

In Italia invece ci troviamo in uno scenario asfittico in cui paura e scontro sembrano essere ad oggi gli assi cartesiani su cui ci si muove. La Lega ha impostato la sua campagna per le elezioni europee sui suoi soliti cavalli di battaglia, sicuramente efficaci nel corto periodo e che forse la porterà a cannibalizzare gli elettorati 5 Stelle e di FI, ma perdente nel medio lungo periodo, perché indebolirà il nostro Paese sugli scenari internazionali, oltre a renderlo più incivile e diviso al suo interno. Per queste ragioni dovremmo avere il coraggio e l’intelligenza per affermare da subito una diversa visione di società e di Europa, più aperte e in grado di raccoglierne le sfide della globalizzazione senza cercare capri espiatori. Per questo ripartire dall’idea che la solidarietà ci fa bene, non è una affermazione utopistica e buonista, ma al contrario assai realistica e lungimirante.

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