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La libertà di informazione minacciata al Festival del Giornalismo di Ronchi dei Legionari

 

Quando si parla di libertà d’espressione storie diverse hanno un unico forte imperativo: i giornalisti minacciati dalle mafie e le famiglie di reporter uccisi mentre facevano il loro lavoro non devono essere lasciati soli. La comunità civile e gli organi professionali della stampa devono accompagnarli in una scorta mediatica e costituendosi parte civile nei processi. Questo ha contraddistinto il Festival del Giornalismo di Ronchi dei Legionari (Go) – giunto alla quarta edizione – organizzato dall’Associazione “Le Ali delle Notizie”.

Sul palco dell’ultima nell’ambito di un programma di incontri e mostre la giornalista Federica Angeli, alla quale è stato consegnato il premio dedicato alla memoria di Daphne Caruana Galizia oltre alla significativa presenza di Vito Rocchelli ed Elisa Signori, genitori di Andrea Rocchelli, il fotoreporter italiano ucciso in Ucraina 4 anni fa: genitori determinati a non cedere di un passo nel cammino per la ricerca della verità sulla morte del figlio.

“Ognuno di noi deve capire che un attacco ai giornalisti è una violenza rivolta a tutti – ha esordito Beppe Giulietti, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana -. L’articolo 21 della Costituzione ha due lati: da una parte il diritto del giornalista di indagare, approfondire e scrivere, dall’altra il diritto del cittadino ad essere informato. Non deve essere possibile impedire alla comunità di sapere che cosa accade nel suo territorio, chi inquina il tessuto sociale e toglie la speranza e la vita. Ecco perché la relazione deve essere duplice. Gli organi professionali si devono caricare sulle spalle le inchieste. I giornalisti, anche chi cerca la verità senza avere in tasca la tessera dell’Ordine, e le famiglie delle vittime non devono essere lasciate sole. Difendendo il loro diritto alla verità difendiamo la nostra libertà”.

Durante l’incontro si è anche parlato dell’importanza di rendere i giornalisti liberi attraverso il riconoscimento di giusti compensi e di un’adeguata tutela nel caso di querele temerarie, ma anche del fatto che negli ultimi anni la categoria abbia perso di autorevolezza, diventando così più debole.

Quindi la consegna del premio dedicato alla memoria di Daphne Caruana Galizia, la giornalista maltese uccisa nell’ottobre 2017 da una bomba piazzata sotto la sua automobile.

A vincere la prima edizione è stata Federica Angeli, che da anni combatte dalle pagine di Repubblica la mafia di Ostia, ricevendo minacce e dovendo vivere costantemente sotto scorta, come altri 18 colleghi italiani. Vicende raccontate anche nell’ultimo suo libro “A mano disarmata. Cronaca di millesettecento giorni sotto scorta” edito da Baldini Castoldi. Consegnando il premio Corinne Vella, sorella della giornalista maltese, ha ricordato che “i giornalisti non devono essere degli eroi ma persone normali che fanno il proprio lavoro. E’ necessario che tutti stiano loro vicini, possibilmente davanti, per proteggerli”.

Commossa nel ricevere il riconoscimento, al quale è stato concesso il patrocinio del Parlamento Europeo, Federica Angeli ha sottolineato come anche nei momenti più difficili non abbia ceduto alla violenza e alla paura, perché avrebbe significato perdere tutto quanto conquistato fino a quel momento. Ha quindi rivolto l’invito ai cittadini di Ostia, ma non solo, a ritrovarsi giovedì 14 sotto il balcone della sua casa, dalle cui finestre per sicurezza lei non può affacciarsi, per andare tutti assieme in piazza. “Sarà un modo – ha dichiarato – per sentirsi tutti protagonisti e far vedere che noi siamo molti più di loro. A quel punto io potrò dire di aver vinto la mia battaglia”.

Nella motivazione del premio, letta dalla vicepresidente dell’associazione “Le Ali delle Notizie” Cristina Visintini, è stato messo in evidenza la determinazione, la professionalità e il coraggio della giornalista nello svelare, con professionalità scrupolosa, un mondo sotterraneo fatto di mafia, violenza e criminalità. Un impegno, portato avanti anche mettendo a rischio la sua vita e quella della sua famiglia con l’obiettivo di raccontare la verità, senza mai abbassare la testa; un esempio per tutti i cittadini che intendono essere liberi e protagonisti della loro vita.

Alla serata, condotta dalla giornalista di Rai News 24 Emanuela Bonchino, erano presenti il presidente dell’Associazione “Le Ali delle Notizie” Luca Perrino, l’eurodeputata Isabella De Monte, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia Cristiano Degano e Vittorio Maciose, caporedattore de Il Giornale e, fra il pubblico, i genitori di Giulio Regeni. Sul palco anche l’avvocata Alessandra Ballerini che segue i casi Regeni e Rocchelli. La serata, ricca di tensione etica e concreta volontà di agire contro la violenza nei confronti di chi dedica la sua vita alla ricerca della verità, in Italia e all’estero, si è svolta alla vigilia di due importanti appuntamenti giudiziari: la continuazione del processo nel quale la Angeli è un testimone chiave contro alcuni esponenti del clan Spada di Ostia, e la prima udienza contro Vitaly Markiv, l’unico imputato della morte di Andrea Rocchelli. Nelle due udienze la Federazione della Stampa sarà attivamente presente, ha assicurato il presidente FNSI Beppe Giulietti.

Twitter @marreguitti

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