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Elezioni. Non c’è tempo da perdere per riunificare la sinistra e il centrosinistra ripartendo dal basso

 

Prime valutazioni a caldo dei risultati elettorali del voto delle amministrative in Italia: vince il centrodestra a conduzione Lega, indietreggia il M5S, tiene il Pd che non scompare ma non scioglie i suoi nodi, il centrosinistra è competitivo soltanto dove è unito.

I giornali evidenziano la vittoria del candidato del centrosinistra a sindaco di Brescia, unica affermazione al primo turno grazie all’unità del centrosinistra.

In Sicilia si afferma con forza il centrodestra. Vince alla grande unito a Catania dove però la Lega non sfonda. Il centrosinistra esce dal risultato elettorale ancora più confuso e battuto nonostante si sia schermato con le liste civiche. Vince a Trapani con Tranchida che ha imbarcato di tutto, dal centrodestra al centrosinistra. La Sinistra di Leu in Sicilia non sfonda (la sua sconfitta a Comiso è esemplare). Il M5S conferma in Sicilia il suo scarto tra voto politico e voto amministrativo. A Ragusa la sua amministrazione uscente andrà al ballottaggio.

Il calo dei votanti è generale, ma in Sicilia diventa più accentuato e preoccupante perché la metà degli elettori siciliani non è andata a votare. Ciò conferma in verità quanto detto nel risultato delle politiche del 4 marzo. C’è un processo di repulsione generale della politica, accentuata dall’inesistenza di un’alternativa credibile politica e culturale di sinistra. La frantumazione organizzativa ha cancellato sezioni, circoli e ogni forma politica organizzata sul territorio. Scomparsi perché, sconfitti i capicorrente e i capibastoni del Centrosinistra, si sta dissolvendo il collegamento sociale e territoriale. Non curandosi del disagio sociale, dei disoccupati, dei precari, dei senza speranza (vedi i Neet), sbiadiscono le ragioni della sinistra dell’uguaglianza, della giustizia sociale, della libertà. Ricostruire un centrosinistra largo ma radicato a questi valori è l’urgente compito per bloccare la deriva a destra del paese.

L’impronta attuale di Salvini sull’azione di governo mette in discussione le basi democratiche della nostra Repubblica, nata dalla Resistenza. Egli continua a rimarcare posizioni di pura destra tradizionale e moderna sui temi quali sicurezza e immigrati, dichiara apertamente di ispirarsi all’ungherese Orbán, blocca l’accesso delle navi delle Ong nei porti italiani, non disdice l’alleanza con Casa Pound, ma continua a tacere se uccidono il sindacalista simbolo dei nuovi schiavi o sul fenomeno della mafia.

Non c’è tempo da perdere per riunificare la sinistra e il centrosinistra ripartendo dal basso, dalla società e dai cittadini alle prese con una globalizzazione che non governata democraticamente spinge verso il populismo e il sovranismo.

In poche parole ritorni a fare, con umiltà e intelligenza critica, il suo mestiere di sempre: difendere i deboli per cambiare in meglio le loro condizioni rafforzando i diritti sociali e civili e la democrazia repubblicana.

 

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