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Cannes 2018. Chi ha paura di Paolo Sorrentino?

 

Qualcuno azzarda che il festival di Cannes non se l’è sentita di presentare un film in buona parte criticamente dedicato alla figura politica e privata di Silvio Berlusconi. L’ex-cavaliere è ancora una volta co-protagonista della situazione politica italiana che in Francia, come in tutti i paesi europei, è vista oggi con più d’una perplessità.  C’è dunque da chiedersi: Loro 1 e 2 è un film politico e come tale poco adatto a una rassegna internazionale che non vuole farsi coinvolgere in beghe locali? Nel fatto che il film è in concreto doppio (come a suo tempo lo furono Novecento di Bernardo Bertolucci e più recentemente La meglio gioventù di Andrea Giordana) sta la ragione del rifiuto da parte della direzione della rassegna sulla Croisette di prenderlo in concorso o fuori.     Un pretesto?

Passando la parola al critico, il giudizio su Loro 1 e 2 è tiepido: Paolo Mereghetti sul Corriere della sera gli attribuisce non più di due stelline. E precisa: “Il film mette in evidenza le due anime del cavaliere, quella del’venditore di sogni’ e quella di ‘chi vuole essere amato da tutti’. Ma se la prima nel film trova modo di incarnarsi in alcune scene memorabili, la seconda rischia di scivolare verso quello che si era già (troppo) visto nella prima parte del film, un compiaciuto ritratto dell’immoralità che finisce per essere ridondante e ripetitivo”.

Paolo Sorrentino in proposito si è confidato con Paolo Conti del Corriere della Sera: ”Il mio film è un lavoro d’invenzione. Non vuole rivelare né giudicare ma indagare un personaggio che si è raccontato molto negli anni però soffermandosi sulla dimensione sentimentale, quella che per natura gli uomini sono poco propensi a mostrare”.

Loro non è, dunque, un film specificatamente politico? Precisa il regista: “ La dimensione del film è un racconto fantastico e insieme storico. Berlusconi ha sempre insistito sull’anticomunismo, ne ha parlato tantissimo, ma forse non ha tenuto conto che ciò che lui riteneva ‘comunismo’, ovvero l’opposizione a lui, alla sua politica e alla sua idea d’Italia, l’aveva in casa. Addirittura nel proprio letto matrimoniale. Non mi permetto di supporre che Veronica Lario sia stata ‘comunista’, qui siamo del divertissement, nelle ipotesi”.

A chi gli chiede se non crede di aver fatto un bel regalo a Berlusconi, in questo frangente confuso della politica italiana, il regista risponde: ”Due anni fa quando cominciai a scrivere il film nessuno avrebbe mai scommesso sul suo ritorno in politica. Poi lui è riapparso e non è certo mia responsabilità. Il suo rientro, però, mostra oggettivamente l’orgoglio, la volontà, la determinazione non comuni di un uomo capace come nessuno di reggere agli attacchi, di non soccombere difronte a chi non è d’accordo con lui. La maggior parte della gente nelle sue condizioni sarebbe scappata. Come scrisse Hemingway, nessuno vive la propria vita fino in fondo eccetto i toreri: Berlusconi è proprio un torero, scende nell’arena e non molla fino alla fine”.

Cos’è che, nel film di Sorrentino, non è piaciuto al direttore del festival di Cannes: il Berlusconi torero o il mondo politico che rappresenta? L’eccessiva lunghezza è una scusa puerile, che un autore del calibro di Sorrentino non merita. Ma non è escluso un repechage all’ultimo momento, che vedrebbe i 2 Loro sulla Croisette certo fuori concorso, ma ugualmente attesissimi.

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