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Gaza, fotoreporter palestinese ucciso da cecchini israeliani. Sale a 32 bilancio vittime della Marcia di ritorno

 

Yaser Murtaja aveva 30 anni, lavorava per l’agenzia Ain Media. Era sposato e padre di un bimbo piccolo. Non era un terrorista ma un fotoreporter che raccontava la rivolta di Gaza. Ferito ieri allo stomaco dai colpi esplosi dai cecchini israeliani durante gli scontri sul confine con lo Stato ebraico, non ce l’ha fatta. E’ morto nella notte dopo ore di agonia per le lesioni allo stomaco che gli hanno causato una emorragia che lo ha dissanguato.
Yaser non poteva viaggiare, sapeva di essere un bersaglio per le forze armate israeliane che forse avevano un suo identikit completo con immagini e dettagli – come per tanti altri presunti ‘nemici’ di Israele –  per identificarlo. Nonostante questo lui era lì, per riportare fedelmente quanto stesse accadendo.
A dare per prima la notizia della morte, la tv satellitare Al Jazeera attraverso la voce di un operatore sul posto, Hosam Salem, che ha raccontato di aver visto Murtaja cadere a terra dopo essere stato colpito più volte.
Yaser stava filmando accanto a lui quando hanno sentito il rumore degli spari. Salem è rimasto illeso, Yasser no.
Due proiettili hanno forato il giubbetto che avrebbe dovuto proteggerlo, raggiungendo fegato e colon.
“Ha urlato ‘sono stato colpito, sono stato colpito’ – ha raccontato il fotografo – ho cercato subito di bloccare i fori da cui usciva il sangue, tanto sangue, urlava dal dolore. Poi è svenuto. E’ assurdo che ci abbiano sparato addosso, avevamo le pettorine con su scritto ‘press’. Eravamo ‘evidentemente’ della stampa”.
Ancora più chiaro il sindacato dei giornalisti palestinesi, evidenziando che altri sette colleghi sono rimasti feriti nella protesta di venerdì, che ha parlato di “crimini deliberati commessi dall’esercito israeliano” e ha indetto una prima protesta pubblica durante i funerali di Murtaja questa mattina a Gaza, in contemporanea con un presidio di protesta in piazza Manara a Ramallah.
I rappresentanti della stampa palestinese hanno chiesto alle Nazioni Unite di fare qualcosa di concreto per proteggere i giornalisti, chiedendo di attuare la risoluzione Onu 2222 che tutela gli operatori dei media durante i conflitti.

In queste ore, mentre si consuma un vero e proprio massacro di palestinesi, il bilancio delle vittime dal 30 marzo a oggi della “Marcia di ritorno” è di 32 morti e 1354 feriti di cui 33 gravi, il mio pensiero va a Vittorio Arrigoni.
Lui non era un giornalista ma da blogger e scrittore ci ha regalato pagine drammatiche e struggenti delle vicende della Striscia di Gaza.
Conoscevo bene Vik… come Salem, era abituato a spingersi oltre ogni confine, anche quelli dell’utopia, che era diventata il suo secondo nome.
Ci raccontava tra una minaccia di morte e una campagna di sostegno alla causa palestinese, attraverso  i social network e Youtube, l’assedio di Gaza da parte degli israeliani ma anche con un libro, ‘Restiamo umani”, un’opera che tutti coloro che non ammettono i ‘crimini’ che Israele continua a compiere impunemente contro un popolo che chiede solo il diritto di ‘esistere’, dovrebbero leggere.

 

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