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Il dovere della piazza antifascista

 

“Moderare i toni”: la frase di Renzi di fronte al rigurgito fascista nazionale – culminato con la sparatoria di Macerata – è la definitiva conferma che questo politico ha rottamato i valori di sinistra, a forza di cercare voti a destra. Non si possono “moderare i toni” quando si arriva alla violenza politica, alle pistole nelle strade, ai saluti fascisti ostentati prima negli stadi, poi ovunque. Non si può chiedere di annullare le sacrosante manifestazioni antifasciste, come ha fatto il Ministro dell’Interno Minniti e il sindaco PD di Macerata, invocando motivi di ordine pubblico. Semplicemente perché la democrazia viene prima dell’ordine pubblico.

Questo torpore governativo e del PD che si autolimita di fronte al fascio-leghismo dilagante non è moderazione, ma diserzione. Ed è in contrasto con la Costituzione. Che nella XII Disposizione Transitoria e Finale, detta “E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. “Qualsiasi forma” significa che il divieto opera nei confronti di ogni partito che – a prescindere dal nome – adotti quei valori di disuguaglianza e violenza.
Di fronte a questa “riorganizzazione” sotto altra forma del fascismo, la democrazia deve – deve! – reagire scendendo in piazza, per difendere la Stato di diritto e la sua Costituzione.
Perché la lezione della storia è che il fascismo non si spegne da solo. O lo fermi sul nascere con la legge e la mobilitazione democratica o dopo serve il sangue.

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