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Guerra Civile in Costa d’Avorio. “Un conflitto ignorato dai media”. Intervista a Thierry A. Avi

 

NAPOLI. Una guerra ingiusta che milioni di cittadini hanno pagato, uno stato che anche anni dopo non si ferma con minacce e ritorsioni. Non stiamo parlando di una delle nazioni che riempiono le pagine di cronaca internazionale dei nostri quotidiani ma della Costa d’Avorio. Oggi, ci viene mostrato come un paese amico degli stati occidentali, ma il suo attuale presidente, Alassane Ouattara, a distanza di 7 anni dalla guerra civile, continua riempire le carceri con prigionieri politici. Eppure, di tutto questo non se ne parla. Non ci sono stati video di persone martoriate e neanche titoloni sulle pagine della stampa nazionale italiana. Solo una casa editrice, la Nexus Edizioni, prende a cuore la questione e pubblica, a sue spese, un saggio nel 2012  “La Francia in Costa d’Avorio: guerra e neocolonialismo”.

L’autore del saggio si chiama Thierry A. Avi ma, non troverete il suo nome sulla copertina del libro. Infatti, Thierry è inizialmente obbligato a scrivere sotto lo pseudonimo di Tony Akmel. Lo scrittore, di origini ivoriane, arriva in Italia nel lontano 1991, a Firenze per poter studiare. Nel 1998 è titolare del centro stampa Policopia a Coverciano. Da tempo organizza conferenze e partecipa a vari dibattiti televisivi per parlare di guerre dimenticate. Per anni non rivendica la paternità del suo saggio, per timore di possibili ritorsioni contro i suoi fratelli rimasti in Africa. Solo ultimamente decide di rivelarsi, affinché arrivi in maniera chiara e decisa il suo messaggio: “Il Governo ivoriano dovrebbe occuparsi del benessere dei propri cittadini”. Il momento non è scelto a caso, gli ivoriani che lasciano il proprio paese sono in aumento per via della paura delle detenzioni arbitrarie. Mentre è in corso, da circa un anno e mezzo, il processo dell’ex presidente Laurent Gbabgo attualmente detenuto all’Aia. Sarà sicuramente una causa complessa, secondo gli esperti, che potrebbe durare fino a 5 anni. Quindi proprio in questa fase storica, l’opera vuole essere una lucida fotografia di quella che è la situazione in Costa d’Avorio. Una Nazione economicamente ancora soggetta alla Francia. Il lavoro di Thierry va a colmare un vuoto d’informazione sui processi politici messi in atto nello Stato africano, che hanno causato circa 10 anni di guerra civile. Il libro alla presenza dell’autore e con l’apporto di Articolo21 sezione Campania, sarà presentato alla Casa del Popolo di Napoli (Piazza Dante) sabato 10 febbraio alle 18.

Quali sono le maggiori difficoltà che ha incontrato da quando ha deciso di pubblicizzare il saggio?
Spesso mi sono sentito rispondere, da parte delle case editrici, che la mancanza di interesse per la crisi politico-militare in Costa d’Avorio è dovuta alla lontananza, sia geografica, che diplomatica… Queste motivazioni non sembrano convincenti perché,  se questa nazione dista seimila chilometri dall’Italia, è anche la prima produttrice di cacao al mondo, lo stesso cacao che serve a produrre il cioccolato che consumiamo qui! Non solo, ho anche potuto constatare iniziative di sostegno da parte dell’opinione pubblica italiana nei confronti di popoli ben più lontani, come ad esempio quello tibetano, iracheno, afgano ecc…Per quanto riguarda la lontananza diplomatica, sarà pur vero che la Costa d’Avorio non è mai stata una colonia italiana, però ricordiamoci che il presidente Gbagbo intendeva stabilire rapporti con la nostra nazione ed è questo il motivo per cui fece il suo primo viaggio a Roma.

Come è cambiato nel tempo il colonialismo francese? Perché nel suo libro usa la definizione di neocolonialismo?
La parola “colonialismo” è sparita, ma in realtà le ex colonie non sono mai riuscite a liberarsi totalmente dal dominio francese. Basta pensare al franco cfa: questa moneta usata da quattordici ex colonie è gestita dal Tesoro francese, che decide il tasso di cambio e garantisce per il valore della moneta. Gli Stati interessati devono versare nelle casse del Tesoro francese almeno il 50 per cento delle loro riserve di cambio. Neocolonialimo, per spiegare che da un punto di vista amministrativo, le ex colonie sono pressoché indipendenti, ma rimane un sudditanza finanziaria ed economica.

Oggi quale è la situazione in Costa d’Avorio?
A capo del paese è stato “piazzato” Alassane Ouattara, amico di Nicolas Sarkozy. Viste le sue esperienze di vice direttore del Fondo Monetario Internazionale e Direttore della Banca Centrale degli Stati dell’Africa dell’Ovest, molti speravano in un miglioramento a livello economico e occupazionale. Ma niente di tutto questo è avvenuto! Inoltre non va trascurato l’arresto di numerosi oppositori politici al governo di Ouattara e la mancanza di libertà di espressione che colpisce gli organi di stampa. Tuttavia va riconosciuto a Ouattara, la realizzazione di alcune opere: ponti, autostrade etc…

Quanto la storia del colonialismo può aiutarci a capire la natura dei flussi migratori dei giorni nostri?
Nel colonialismo di stampo francese i paesi africani promossi indipendenti assomigliano più a delle prefetture che non a Stati sovrani con rappresentanti francesi a presenziare addirittura a consigli dei ministri nelle (ex?) colonie. I governanti ed uomini d’affari francesi, in connivenza con dirigenti africani corrotti, avidi o sotto minacce, organizzano il saccheggio nei paesi, impoverendo la popolazione. Talvolta è una parte del popolo, che viene armata dalle multinazionali per destituire un presidente regolarmente eletto, che non soddisfa i voleri dell’ex potenza o di uno Stato occidentale, provocando conflitti civili che spingono gli abitanti a venire in Europa.

Da cittadino immigrato, che cosa ne pensa della vicenda legata allo Ius Soli in Italia?
E’ giusto che i figli di genitori stranieri, residenti in Italia, che nascono qui, ottengano automaticamente la cittadinanza. Tuttavia occorre evitare che gli stranieri vengano in Italia solamente allo scopo di partorire per prendere la cittadinanza. Bisogna evitare che ciò che si sta verificando negli Stati Uniti venga a ripetersi qui, vale a dire concedere la cittadinanza a persone alle quali non interessano la Nazione e i suoi valori (che non sanno nemmeno dov’è collocata l’Italia), ma che vengono solamente per una questione di comodità per partorire e ottenere la cittadinanza per il neonato.

Perché quando racconta della Guerra Civile in Costa d’Avorio la definisce “Guerra dimenticata”?
La definisco tale perché la stampa italiana ha volutamente ignorato il conflitto. Oppure le poche volte in cui ne ha parlato, forse per mancanza di informazioni o per la necessità di adeguarsi alle fonti ufficiali (le verità di comodo), l’ha presentata come un conflitto in cui l’intervento della Francia era necessario per togliere di mezzo il “dittatore” Laurent Gbagbo.

Potrebbe raccontarci la sua posizioni rispetto alla vicenda che ha coinvolto il presidente Gbabgo?
Gbagbo, appena eletto, ha giustamente voluto fare capire alla Francia che la Costa d’Avorio è, come ogni Nazione libera, di poter scegliere i propri partners, allacciando rapporti economici e diplomatici con tutti gli Stati, che avrebbero potuto offrire o garantire progetti di cooperazione vantaggiosi per il Paese. E’ la ragione per cui, egli, a differenza di tutti i suoi colleghi a capo delle ex colonie francesi, fece il suo primo viaggio in Italia, piuttosto che andare a Parigi per baciare l’anello al presidente francese di turno (all’epoca Chirac nel 2000).

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