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Dalla loro parte

 

Un presupposto: l’orrenda fine di Pamela, 18 anni, uccisa e fatta scempio da uomini, non mi interessa di quale nazione o per quale motivo, nulla c’entra con il terrorismo fascista di sabato 3 febbraio a Macerata. Stabiliamo le differenze: il primo è l’ennesimo inaccettabile atto di violenza omicida contro una donna computo da maschi. Le cronache quotidiane del paese di cui si invoca la purezza razziale sono piene di storie solo a volte meno efferate ma non per questo meno gravi, i cui carnefici sono padri, mariti, partner o ex, comunque uomini. Che giustizia si faccia e che si consideri l’alto valore etico delle parole di pace lanciate dalla mamma della ragazza. Una traccia di civiltà.

Ma l’attentato del fascista in tricolore attiene ad un’altra categoria. Fosse stato commesso da un cittadino musulmano il paese intero sarebbe già nel panico. Avremmo esercito per strada, stato di emergenza, ci direbbero che le condizioni di democrazia e diritto possono essere sospese, come è accaduto in Francia, come è accaduto in altri paesi europei. Ma questa resta l’azione già per troppi di un folle, forse esasperato (primo elemento di giustificazione) dalla presenza di tanti immigrati che sono in giro senza far nulla. Nel vortice della campagna elettorale neanche il tempo del silenzio e via gli imprenditori del terrore a fare i distinguo, a sparare immaginifiche cifre di migranti da rimandare a casa (dando retta a Berlusconi i rimpatri, peraltro ineseguibili, costerebbero quasi 4 mld di euro), racconti di un paese le cui reazioni sono da comprendere perché spaventato. Uscendo un momento dall’emotività dei fatti di cronaca è grottesco sentir dire “il paese è spaventato” dalle stesse persone che hanno costruito un nemico immaginario (gli stranieri poveri) perché incapaci di affrontare quella che è la vera causa di terrore sociale, una povertà che avanza, si insinua in ogni contesto sociale, non fa distinzione generazionale, di provenienza, di cultura, ma cresce e si espande mentre l’1% del paese diviene sempre più ricco, distante, irraggiungibile e padrone dell’immaginario. Lo stragista mancato di Macerata è uno dei tanti prodotti finali di un impoverimento che non è solo economico ma soprattutto valoriale e sociale. E non è solo. È l’epifenomeno che nasconde una mostruosità più diffusa.

Un “lupo solitario” come ce ne sono tanti nelle province abbandonate, era della vicina Fermo l’assassino del rifugiato Emmanuel Chidi Nnamdi, come lo era l’assassino di due ragazzi senegalesi, “colpevoli” di fare i venditori ambulanti a Firenze e di avere un colore della pelle diverso, null’altro. Più d’uno ha notato le similitudini fra la strage riuscita di allora e quella per fortuna limitata nei danni di sabato. Episodi? E che dire dei “bangla tour”, con cui vengono addestrati i branchi dei giovani razzisti in crescita a pestare i lavoratori, prevalentemente di origine bengalese (non reagiscono e non denunciano), o delle squadracce che vanno ad impedire l’assegnazione di una casa popolare ad una famiglia di origini straniere che è prima in graduatoria o a bruciare gli stabili che potrebbero essere utilizzati come temporanei centri di accoglienza. Niente male come clima e per i tanti concittadini in crisi di dipendenza da Prozac che provano paura “perché gli stranieri se ne vanno in giro senza fare nulla” ce ne sono tanti e tante – di questi terribili stranieri – che meditano di andarsene perché spaventati da questa Italia cattiva e feroce, che hanno paura per i propri figli e per il proprio futuro. Finirà che potrebbero restare solo quelli che non hanno paura, quelli pronti a difendersi. Così gli amanti dello scontro avranno pane per i loro denti.

Ma c’è da fare un ulteriore salto di gradino se si vuole uscire dai rumori e dalla polvere da sparo concreta di questi giorni. Bisogna raccontare quel mondo che da anni spara odio senza sporcarsi le mani, dalla destra estrema come dal mondo sedicente progressista, che ha prodotto in 25 anni leggi e cultura apparentemente dominante e priva di filtri. Leggi e cultura fondate sull’emergenza, sul non voler vedere né prospettare futuro, per chi arrivava e per chi da autoctono si vedeva cambiare giorno dopo giorno il paese. Leggi inutili, oltre che crudeli e nefaste, leggi spesso inapplicabili tutt’ora in vigore, come la Bossi Fini che di fatto (ma si dimentica) impediscono ogni reale ingresso regolare in Italia, pacchetti che hanno prodotto sicurezza (economica) solo per i venditori degli impianti di sorveglianza, decreti di innalzamento delle barriere della Fortezza Europa che confondono il cosiddetto degrado con l’assenza di progettualità per chi giunge in Italia. Leggi ufficialmente contro i trafficanti che hanno colpito solo i trafficati, così come si sono combattuti i poveri e non le cause della povertà. E in questo – ma Art 21 lo sa bene e lo denuncia – una parte dell’informazione che produce incessantemente odio e che nega ogni soluzione, prona agli interessi dei politici dominanti, incapace di porre domande e di esigere risposte. E per questo è importante dire da che parte stare. Sabato 10 febbraio, a Macerata ci sarà una grande manifestazione antifascista e antirazzista. In alcune piazze d’Italia le persone impossibilitate a raggiungere la città marchigiana, si organizzeranno per momenti simili. Saranno manifestazioni all’insegna della pace e dell’inclusione – perché questi temi vanno affrontati all’interno di uno spazio pubblico capace di rompere le false percezioni e di ricostruire comunanza di intenti e di prospettiva. Il futuro o è capace di smantellare le leggi e la cultura del dominio che le ha prodotte o futuro non sarà per nessuno. L’informazione o sarà capace di raccontare il presente e non di ridursi a merce vendendo gli aspetti più sanguinolenti e raccapriccianti della cronaca o non avrà ragione di essere. Se vogliamo sconfiggere questo nuovo terrorismo che fatichiamo a chiamare col nome giusto perché associarlo a “bravi ragazzi italiani un po’ esaltati” ci fa paura, occorrerà questo ed altro e occorrerà soprattutto vera politica. Per esserci bisogna schierarsi, rischiando la momentanea impopolarità. Chi è disposta/o?

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