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“L’arresto degli Spada? Un fatto epocale”. Intervista a Federica Angeli

 

Il 25 gennaio scorso, l’operazione Eclisse stronca il clan Spada a Ostia. 32 le persone arrestate. L’accusa per i membri della famiglia sinti che spadroneggia sul litorale romano, insieme a Fasciani e Triassi, è quella di associazione a delinquere di stampo mafioso. 416bis, per la prima volta. L’operazione non solo decapita uno dei gruppi criminali più potenti e influenti del litorale romano, ma mette nero su bianco la parola mafia entro i confini di Roma. Ancora. Coi metodi mafiosi degli Spada, però, già avevamo avuto a che fare. Non soltanto con l’assurda aggressione al giornalista di Nemo Daniele Piervincenzi e al film maker Edoardo Anselmi, avvenuta lo scorso novembre. No. Che gli Spada fossero mafiosi lo sapevamo già ascoltando le testimonianze di chi a Ostia ci vive e le violenze e i soprusi del clan li subisce da anni, direttamente e non. Ora che a dirlo è anche la magistratura, quel che resta da fare è avviare – o portare avanti, come succede già grazie alle diverse associazioni che si muovono sul territorio – un processo sociale e culturale che estirpi quella mentalità accomodante che ha supportato e agevolato l’imporsi dei clan. A sostenerlo è anche Federica Angeli, giornalista di Repubblica che a Ostia vive e che la violenza mafiosa degli Spada l’ha subita sulla propria pelle. Minacciata per aver denunciato il malaffare nel litorale, dal 2013 vive sotto scorta.

È la prima volta che membri del clan degli Spada vengono arrestati con l’accusa di associazione mafiosa.
Possiamo dire che è stato qualcosa di epocale, perché per la prima volta è stato contestato a questo gruppo criminale il 416bis. Ci sono stati tanti processi in cui è stato contestato un reato con l’aggravante del metodo mafioso – ed è stato anche riconosciuto con sentenze di primo grado – ma il 416bis è la prima volta per gli Spada. È il riconoscimento giornalistico di qualcosa che io avevo già chiamato così nel 2013, quando era ancora lontana una configurazione di questo tipo.

Riguardo alla spartizione del potere sul territorio, rispetto ai Fasciani, quanto è cresciuto il clan Spada negli ultimi anni?
Michele Prestipino, capo della DDA, ha spiegato che negli ultimi due anni il clan Spada era diventato quello dominate in zona, il più forte in questo territorio. Complice l’inchiesta del 2013 per mafia dei Fasciani, che ha decimato questo clan. Però hanno rivelato che c’era ancora una sorta di sudditanza: a un certo punto Carmine Fasciani subisce due attentati e vuole vendicarsi. Prima, però, si confronta con uno dei fratelli, Floro Fasciani, che gli sconsiglia di procedere. Quindi ancora la parola dei Fasciani contava rispetto alle decisioni sul territorio. Ma il controllo spasmodico e capillare sul territorio è stato la famiglia Spada a detenerlo negli ultimi due anni.

È stato quindi decapitato il clan? Quale è stato il potere degli Spada a Ostia?
Sicuramente è stato decapitato. C’è ancora molto lavoro da fare, ma a questo punto è necessario un lavoro sociale. La tenuta sociale di questo clan su Ostia è fortissima. Ci sono imprenditori che si sono rivolti a loro per non avere problemi al loro chiosco, ad esempio. Gli Spada erano un riferimento sociale non solo nella loro zona, a piazza Gasparri, ma anche in altri ambienti. Infermieri dell’ospedale di Ostia, ma anche ufficiali del Municipio erano referenti del clan. C’è tutta una rete di complici che ha permesso a queso gruppo di affermarsi e di diventare mafia. È questo che va sradicato, perché se dovesse perdurare questa mentalità, qualsiasi altro clan che volesse impossessarsi di un tesoro come quello di Ostia – che resta un territorio che offre molto alla criminalità, anche dal punto di vista imprenditoriale, come attività, lidi balneari- potrebbe prendere il loro posto. Tutta l’indignazione contro di me che ho illuminato questo fenomeno non giova alla realtà. Lo diceva Borsellino stesso: innamorato della sua Palermo, la bistrattava da questo punto di vista perché voleva ripulirla. La negazione della realtà, nascondere la testa rispetto a una verità oggettiva, è un atteggiamento che non porta a niente di positivo. Realtà che oggi ritrova oggettività attraverso la Procura, laddove ce ne fosse bisogno.

Nel processo di “Mondo di mezzo” cade l’accusa di associazione mafiosa. Che cosa distingue Mafia Capitale dalla situazione del litorale romano?
Mi rifaccio a quella che è la tesi di Alfonso Sabella. La differenza è che il gruppo di Carminati e Buzzi era più un’estensione delle sentenze della Cassazione che parlano di mafia – ovvero un tipo di mafia che non aveva più bisogno di estorsioni, attentati, roghi perché la loro forza era nella capacità di creare rapporti con la macchina amministrativa e con la politica – qui, invece, con il clan Spada abbiamo tutte le caratteristiche della riconoscibilità della interpretazione classica del 416bis. Secondo me da questo punto di vista sarà difficile che possa crollare l’accusa di associazione mafiosa. Le 800 pagine di ordinanza gridano vendetta.

Come si cambia la situazione di Ostia?
La politica, intesa nel senso alto dello Stato, ha un ruolo fondamentale. Se fino ad oggi lo Stato ha giocato in difesa in questo territorio, ora bisogna che giochi in attacco. È necessario che lo Stato offra alle persone che prima hanno riconosciuto negli Spada coloro che risolvevano i loro problemi quei servizi che offriva il clan coi suoi metodi mafiosi. Aprire una palestra lì, sui beni confiscati, è fondamentale, cosa per cui si sta battendo la Regione Lazio. Nicola Zingaretti ha detto che bisogna promuovere iniziative sociali sui beni requisiti agli Spada. Questo significa mostrare i muscoli e far vedere che trasformiamo la ricchezza dei clan in bellezza per il territorio. È così che lo Stato entra a gamba tesa in modo concreto nel territorio.

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