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Uno spot micidiale. I messaggi subliminali di certa pubblicità

 

Spot 1.Esterno giorno. Giardino di una villa. Famiglia benestante. Una bambina chiede alla madre una merendina salutare e gustosa. Quando questa le risponde che non è possibile mettere insieme le due cose, un meteorite arrivato improvvisamente dal cielo la disintegra. Lancio del prodotto Buondì Motta a smentire la madre “giustamente” punita.

Spot 2. Arriva il padre della bimba. Cerca la moglie. Non sa che è incenerita sotto il meteorite. La bambina insiste nella sua richiesta anche con lui. E anche lui, rispondendo allo stesso modo della moglie, fa la stessa fine. La bambina è sola davanti a due masse fumanti sotto le quali giacciono i genitori.Lancio del prodotto Buondì Motta a smentire i genitori, entrambi “giustamente” puniti.

Spot 3. Sul luogo del disastro arriva il postino. Lancia una battuta alla bambina, sempre più sola e sempre più affumicata, sull’opportunità di un barbecue in giardino, riferendosi, ignaro, ai due meteoriti giustizieri. La bambina chiede anche a lui della merendina salutare e gustosa. Regolarmente, alla medesima risposta data dai genitori, anche il postino vienetravolto da una massa caduta dal cielo.Questa volta non il meteorite ma un Buondì Motta gigante e finalmente in linea con la richiesta oramai ossessiva della bimba. Questo lo spot, anzi gli spot.

Ma…cos’è uno spot? E’ un filmato breve, molto breve, in cui le intenzioni sono quelle di convincere lo spettatore all’acquisto di un prodotto. Questo è, sommariamente. Dunque, una storia, un film, con tanto di soggetto sceneggiatura, montaggio, che, inevitabilmente, porta con sé un significato, oltre a quell’intenzione primaria sopra accennata. Nel caso dello spot Buondì Motta, le cose si complicano perché il significato non c’è. In che senso? C’è il significante, ma il significato no, almeno esplicitamente. Perchè quello recondito c’è sempre, inevitabile.

Si salta a piè pari, in apparenza, dal significante al messaggio pubblicitario, di vendita. E come?Attraverso l’immagine di distruzione immediata di un mondo, come in un cartoon alla Willy il Coyote, senza riflettere che lo slittamento linguistico degenerante sta nel non essere lo spot Buondì animato da personaggi “fantastici” ma reali,in carne ed ossa,e in quanto tali semanticamente altro. Dunque, quello che viene fuori nel primo spot Buondì e ancor più nel secondo e nel terzo è semplicemente “disumano”.

Il trionfo della “trovata” e della risata implicita, veicolo del fissaggio mentale del messaggio pubblicitario, travolge l’essenza dell’umano fino ad annullarlo. Solo una mente oramai “limitata” a un uso profittevole dell’immagine e a una frequentazione anestetizzante della stessa può arrivare a non sentire almeno imbarazzo dinnanzi a una realtà affettiva(figlia, madre padre, famiglia…) freddamente annullata, “disintegrata” in nome di un obbiettivo consumistico.

L’essenza umana dimenticata e svenduta. La memoria polverizzata e l’immediatezza dei sensi da soddisfare vincente. Il significato della “storia” non c’è, c’è solo il lancio del prodotto. Una battuta, una “trovata pubblicitaria” appunto. Non c’è più logica, travolta dalla necessità del convincere. C’è solo il trionfo della merce. Il trionfo della merce e la scomparsa della morte. Perchè la morte nell’immaginario, non solo collettivo, non esiste più, non ha più fondamento.Io esisto perché posso consumare, se non consumo non ci sono,sono morto.

La bambina dello spot sopravvive alla catastrofe e continua a cercare la merendina ideale. E’ viva e lo “deve” fare.“Deve” consumare la merendina“salutare”, ironia della sorte. E alla fine, trova il Buondì, tra l’altro significativamente gigante, che ha appena fatto l’ultima vittima, il postino, messaggero involontario del trionfo del desiderio veicolato dalla merce. Neanche i film di GuyDebord erano arrivati ad esplicitare meglio il pensiero dell’autore de“La società dello spettacolo”.

Tutti a divertirsi perché si attende il finale lieto, che infatti arriva, nelle sembianze del succitato enorme e attraente, per i bambini e gli adulti-consumatori-bambini, super Buondì. Non ha importanza che abbia la forma e l’essenza di una tomba. Quella dell’uomo pasoliniano, per il quale la merce era altro da se stessi, anche se marxianamente da conquistare. Qualcuno se n’è accorto? Pubblicità intelligente, perché ha capito tutto.

Non basta più ripetere il messaggio, martellare lo spettatore-consumatore. Bisogna andare oltre, far introiettare “simpaticamente” il prodotto, anche rendendo “allegra” la morte, quindi annullandola. Il tutto in un contesto ormai pronto a fare dell’uomo un simulacro di se stesso. La merce, e il Capitale suo padre, capace di arrivare da sola dove neanche Goebbels avrebbe mai immaginato!

Sic transit gloria mundi….

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