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Lo strano caso di Fabio Vettorel, giovane bellunese arrestato

 

Lui resta lì, in carcere. E anche i dubbi restano, anzi aumentano. Tanto. Lui è Fabio Vettorel, bellunese che da poco ha conosciuto la maggior età. I dubbi sono quelli sul suo caso: arresto, detenzione che ha superato i due mesi in attesa del giudizio, versioni che cozzano. La mappa su cui mettere questo caso dice Amburgo, con il G20 che non ha risparmiato gli scontri nelle strade. Temuti, puntualmente arrivati.

Mentre aumentano i dubbi sul perchè Fabio, occhi da bambino e un ricordo di capelli ribelli, stando alle ultime immagini viste in Germania, resta dentro, avanza un’altra domanda. Perché se ne parla così poco: qui, da noi, in Italia? Se ne sta occupando da settimane la Tgr Veneto, i quotidiani locali danno notizia degli sviluppi giudiziari. O dei mancati sviluppi, che tengono Vettorel nel carcere di Hahnoefersand. Poi stop. Non sembra esserci quella sensibilità e dunque la risonanza, a livello nazionale, che le evidenti contraddizioni del caso evocano.

Sì, perché in Germania invece, i dubbi crescono. Forti. Tanto che non si esita a parlare di capro espiatorio. L’interrogativo lo alza una tv tedesca, la Ndr. Fa un’inchiesta sugli scontri al summit dei potenti e ricorda come, a violenze calde, la politica chiedesse punizioni forti, col sindaco di Amburgo a metterci la faccia davanti alle telecamere. Inevitabile, guardando il reportage, chiedersi se le prese di posizione istituzionali abbiano in qualche modo influenzato la giustizia tedesca. Creando un clima da capro espiatorio.

Vettorel è accusato di aver agito contro l’ordine pubblico, il tribunale lo considera implicato in gravi atti di violenza durante le manifestazioni. Secondo le ricostruzioni in sua difesa, si era semplicemente fermato per soccorrere un’altra manifestante che si era fratturata una gamba. Una forma di istintiva solidarietà dunque, come quella mostrata da Maria Rocco: bellunese come Fabio, anche lei finita dentro e poi rilasciata.

Fabio no, resta in attesa di giudizio. Lunga, con l’estate a dilatare i tempi. Le carte dei giudici tedeschi raccontano di violenze simili a quelle di una guerra civile, ma nel servizio dell’emittente Ndr fa notizia un video, girato dalla stessa polizia, in cui si vede la carica degli agenti partire rapidissima verso i manifestanti. In mezzo soltanto qualche oggetto, tra cui probabilmente un fumogeno, lanciato sulla strada.

Un video che in Germania alimenta nuove domande sul caso. Tanto che altri giornalisti vanno in carcere a intervistare Vettorel. Facendo emergere altre contraddizioni. Si veda quella tra la descrizione del giovane come affetto da carenze educative, come predisposto alla violenza, parole usate nei documenti che stanno accompagnando la sua detenzione, e il volto del bellunese quando risponde a queste parole. Con quel “non capisco su quali prove si basino”. Ma la più lampante, tra le contraddizioni, è ancora nelle immagini. Altro video della polizia durante la manifestazione che ha portato all’arresto di Vettorel: lo si vede che raccoglie un oggetto, tranquillamente. Di violenza non c’è impressione.

Il dubbio che resta, nei media tedeschi, è che quei diciotto anni di Fabio si siano trovati nel momento sbagliato al posto sbagliato. La domanda più importante è se abbiano, lui e altri manifestanti, pagato per chi in quei giorni davvero ha compiuto violenze e non è stato arrestato. Con la considerazione che le punizioni forti, come quelle chieste dalla politica, possano sì avere un senso, ma devono colpire le persone giuste.

Link primo video

Link secondo video

 

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