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Terremoto Ischia. Non ci sono più attenuanti, il governo deve intervenire sull’abusivismo

 

Non so a quali forze politiche appartengano, ma la dichiarazione dei sindaci dell’isola di Ischia che negano esistenza dell’abusivismo nel loro territorio è una delle pagine peggiori della nostra politica. Due morti e una quarantina di feriti per una scossa che con ogni probabilità sta avvenendo in questo stesso momento in decine di città del Giappone senza che accada nulla a persone e edifici è semplicemente una vergogna.

I tecnici, di ogni ramo e di ogni settore specialistico, hanno decretato in modo scientifico quello che si è intuito dalla prima notizia sul terremoto di Ischia: non è accettabile che per una scossa di intensità medio-bassa ci siano crolli di questo tipo ed è spiegabile soltanto con l’aver costruito in modo dissennato e abusivo. Anche nelle località colpite un anno fa dal terremoto nel Lazio, in Umbria e nelle Marche – dove pure molti edifici erano vecchi e fatiscenti – una scossa intorno al grado 4 della Richter non provoca crolli, vittime e feriti. E infatti di questo tipo di scosse ce ne sono state a migliaia nell’ultimo anno. Cercare di coprire una realtà devastante come quella di Ischia è semplicemente offensivo. Bastano i dati nudi e crudi: solo per il comune di Ischia sono state presentate 7.235 domande di condono in 30 anni, 4.408 delle quali risultavano ancora da evadere ad aprile dello scorso anno. Cosa è questo se non un patto tacito tra istituzioni e privati che operano troppo spesso in modo illegale? Ma ancora più grave è la scelta sciagurata della regione Campania di varare, appena due mesi fa, una legge che blocca le demolizioni nelle aree vincolate. Lo stesso motivo per cui è stato defenestrato in Sicilia il sindaco di Licata. Certo, la distruzione del territorio è avvenuta nel corso degli anni e di questo non possiamo accusare la politica di oggi, ma condannare quella di ieri, tuttavia oggi pende sul governo nazionale e sulle autorità locali una responsabilità prioritaria, quella di abbattere le costruzioni abusive.

Il coraggio che manca alla stragrande maggioranza degli amministratori, travolti dalla sola gestione quotidiana del consenso senza mai un pensiero rivolto al futuro, alla prospettiva, all’interesse della popolazione complessiva e non dei singoli accaparratori di voti. Lo ripeto, una vergogna. Che costa vite umane, devastazione, danni irreparabili all’ambiente, una spirale mostruosa che lega terremoti, incendi, alluvioni in un unico involucro: abusivismo. Dietro al quale prospera la malavita.

A nulla sono servite inchieste giornalistiche, libri, documentari, film che da tempo immemorabile (“Le mani sulla città” è del 1963!) denunciano e dimostrano i guasti dell’abusivismo edilizio, a nulla sono servite migliaia di inchieste e di sentenze. E non è un caso che anche la Corte di Cassazione nel marzo del 2016 abbia emesso una sentenza fondamentale sulla necessità di abbattere le costruzioni abusive partendo proprio da un caso sollevato per l’isola di Ischia.

Secondo la Corte non dovrebbe servire sperare nei tempi lunghi della giustizia italiana: la casa abusiva va demolita, non c’è prescrizione che tenga. La Cassazione, infatti, ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato contro la decisione con cui il tribunale di Napoli – sezione distaccata di Ischia – aveva rigettato un’istanza di revoca di un’ingiunzione a demolire. Secondo la Cassazione, l’immobile abusivo per il quale il giudice penale ha disposto l’abbattimento va sempre e comunque demolito. Ma non basta mai. Perché la politica è sorda, cieca e muta.

Due giorni prima del terremoto di Ischia il ministro Delrio ha dichiarato: “Bisogna procedere alle demolizioni degli edifici costruiti illegalmente”. Adesso ci sono morti e feriti in più che chiedono al governo di mantenere questo impegno. Senza più tentennare, senza più tergiversare, senza più discutere. Intervenire e procedere contro gli amministratori locali che si oppongono. Non ci sono più attenuanti per nessuno.

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