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La piramide dell’odio e la necessaria cultura dei diritti fondamentali

 

«Dove iniziano i diritti umani universali? In piccoli posti vicino casa, così vicini e così piccoli che essi non possono essere visti su nessuna mappa del mondo. Ma essi sono il mondo di ogni singola persona; il quartiere dove si vive, la scuola frequentata, la fabbrica, fattoria o ufficio dove si lavora. Questi sono i posti in cui ogni uomo, donna o bambino cercano uguale giustizia, uguali opportunità, eguale dignità senza discriminazioni. Se questi diritti non hanno significato lì, hanno poco significato da altre parti. In assenza di interventi organizzati di cittadini per sostenere chi è vicino alla loro casa, guarderemo invano al progresso nel mondo più vasto. Quindi noi crediamo che il destino dei diritti umani è nelle mani di tutti i cittadini in tutte le nostre comunità». 

Queste parole pronunciate da Eleanor Roosevelt alle Nazioni Unite il 27 marzo 1958 in un celebre discorso in occasione della presentazione del suo libro In Your Hands, contenente le linee giuda per un’azione comune nel decimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che vide la luce anche grazie al suo determinante impegno, tornano oggi di stringente attualità dopo la pubblicazione, sotto il titolo di “La piramide dell’odio in Italia”, della relazione finale dei lavori della Commissione Parlamentare sulla intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio istituita dalla Camera nel maggio del 2016 e, successivamente, dedicata a Jo Cox, deputata presso la Camera di Comuni del Regno Unito barbaramente uccisa a Leeds il 16 giugno 2016 da un nazionalista a causa della sua ferma contrarietà alla Brexit che aveva scatenato nei suoi confronti una violenta campagna d’odio sui media da parte di chi, invece, era favorevole all’uscita dall’Unione Europea.

La relazione – frutto di 14 mesi di lavoro nel corso dei quali è stato sentito il parere di 31 soggetti e sono stati acquisiti 187 documenti, con il coinvolgimento di esperti, rappresentanti del Consiglio d’Europa, delle Nazioni Unite, dell’ISTAT e di centri ricerca ed associazioni impegnati attivamente nello studio e nella sensibilizzazione sul linguaggio d’odio – ha dato conto dell’esistenza, per l’appunto, di una piramide dell’odio la cui base è costituita da stereotipi, rappresentazioni false o fuorvianti, insulti, linguaggio ostile normalizzato o banalizzato che creano discriminazioni che sfociano, ad un livello superiore, nel linguaggio d’odio il quale, a sua volta, può arrivare, quale esito ultimo, a condizionare ed ispirare i crimini d’odio contro le persone in ragione del sesso, dell’orientamento sessuale, dell’etnia, del colore della pelle o della religione professata.

Non possono lasciare indifferenti, in particolare, nell’ambito dell’indagine statistica, le percentuali di risposte dalle quali emerge diffidenza, se non, addirittura, aperta ostilità, nei confronti di quello che è ritenuto diverso e che, suo malgrado, è visto come obiettivo da schernire, dileggiare, insultare, malmenare, fino ad eliminare fisicamente, in un’escalation d’odio che nasce dalla frustrazione, dalla disinformazione e dalla mancanza di consapevolezza del fatto che i diritti umani sono universali e sono riconosciuti a tutti gli esseri umani indistintamente. Ed è proprio con riferimento a quest’ultimo aspetto che, tra le varie raccomandazioni contenute nella parte finale della relazione per prevenire e contrastare l’odio, assumono particolare e pregnante rilievo quelle volte alla diffusione di una cultura della conoscenza e del rispetto dei diritti fondamentali sia in ambito scolastico, che da parte dei media, specialmente on-line.

Di seguito il link al testo della relazione: http://bit.ly/2gPyNlw

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