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In Yemen colera, carestia e guerra devastano un paese in ginocchio

 

Sono oramai due anni che insieme ad Articolo 21 ed alla FNSI, di cui oggi condivido l’appello alla mobilitazione, continuo a ripetere che la crisi in Yemen è una “Nuova Siria” ma, come per altre crisi dimenticate, un nuovo muro di indifferenza e disattenzione si è alzato di fronte a noi e deve essere presto abbattuto. I numeri di questa catastrofe fanno impressione. 20, 7 milioni di persone hanno bisogno di aiuti umanitari, il 73 per cento della popolazione, tutti, praticamente. Il negoziato politico è in fase di stallo ed i civili vivono sotto la minaccia di violenze ogni giorno.  Il conflitto continua ed ha prodotto già la morte di quasi 2000 bambini, 1600 feriti ed oltre 1800 innocenti reclutati come soldati e mandati a combattere, cifra quattro volte superiore a quella di 2 anni fa. Ma c’è una tragedia nella tragedia. Si chiama colera. Lo Yemen dilaniato dalla guerra vive oggi anche la peggiore epidemia di colera al mondo. Due record negativi in uno: peggiore catastrofe planetaria e più grave epidemia a livello globale. Solo negli ultimi tre mesi sono stati registrati 400.000 casi sospetti di colera e circa 1.900 morti associati alla malattia. I servizi vitali per la salute, l’acqua e l’igiene sono paralizzati a causa degli oltre due anni di conflitto di cui parlavo, creando in questo modo le condizioni ideali per la diffusione di malattie.

Il paese, tanto per non farci mancare nulla, è sull’orlo della carestia, oltre il 60% della popolazione non sa dove reperire il prossimo pasto. Circa 2 milioni di bambini dello Yemen sono colpiti da malnutrizione acuta. La malnutrizione rende questi bambini ancora più vulnerabili al colera, le malattie creano più malnutrizione. Una combinazione terribile. In un ospedale, lo staff UNICEF ha visto bambini che a malapena avevano la forza di respirare. Hanno parlato con famiglie sopraffatte dal dolore per i propri cari malati e che lottano per garantire cibo ai familiari. Mentre infine attraversavano la città, ci hanno parlato di infrastrutture vitali, come strutture sanitarie e idriche, danneggiate o distrutte.

In mezzo a questo caos, circa 16.000 volontari delle varie comunità locali si muovono casa per casa per condividere con le famiglie informazioni su come proteggersi dalla diarrea e dal colera. Medici, infermieri e altri operatori sanitari stanno lavorando senza sosta per salvare vite.

Oltre 30.000 operatori sanitari non ricevono lo stipendio da più di 10 mesi, molti lavorano ancora per dovere. Abbiamo chiesto alle autorità dello Yemen di pagare urgentemente gli operatori sanitari perché, senza di loro, temiamo che le persone che hanno possibilità di sopravvivere potrebbero morire. UNICEF ed altre agenzie faranno il possibile per supportare con incentivi e stipendi questi operatori sanitari estremamente dediti al loro lavoro.

Vorrei anche ricordare il lavoro fondamentale svolto dalle autorità locali e dalle ONG in questo momento, supportate dalle agenzie umanitarie internazionali. Come UNICEF, insieme ad OMS e WFP, abbiamo aperto oltre 1.000 centri per la cura della diarrea e punti per la reidratazione orale. Sono in corso anche la distribuzione di integratori alimentari, fluidi per terapie endovenose e altre forniture mediche, comprese le ambulanze, e la riparazione di infrastrutture fondamentali, come ospedali, centri sanitari distrettuali e reti idriche e igienico-sanitarie. Stiamo lavorando con la Banca Mondiale ad un’innovativa collaborazione per rispondere ai bisogni sul campo e aiutare a sostenere le istituzioni sanitarie locali.

Una speranza c’è ancora: oltre il 99% delle persone malate “sospette” di colera e che possono avere accesso ai servizi sanitari, stanno sopravvivendo. Per quest’anno, il numero totale stimato di bambini che saranno colpiti da malnutrizione acuta grave è di 385.000. Tuttavia la situazione rimane disperata. Migliaia di persone si ammalano ogni giorno. È necessario un impegno duraturo per fermare la diffusione della malattia. Circa l’80% dei bambini dello Yemen ha immediato bisogno di assistenza umanitaria.

Da Aden a Sana’a dobbiamo rivolgere un appello alle autorità yemenite affinché garantiscano agli operatori umanitari accesso alle aree colpite dal conflitto e si impegnino, più di ogni altra cosa, a trovare una soluzione politica e pacifica al conflitto. La crisi dello Yemen infatti richiede una risposta senza precedenti ecco perché chiediamo adesso alla comunità internazionale di moltiplicare il suo supporto per le persone dello Yemen. Se non faremo nulla adesso, la catastrofe che abbiamo visto espandersi davanti ai nostri occhi non solo continuerà a mietere vite, ma comprometterà il futuro delle prossime generazioni e del paese per gli anni a venire.

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