Turchia, al via il 24 luglio il processo ai giornalisti di Cumhuriyet. Fnsi e Articolo 21: «I colleghi non sono soli»

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Sono accusati di aver sostenuto i terroristi. Al loro fianco anche le Federazioni internazionale ed europea dei giornalisti, che saranno in tribunale con il presidente della Efj, Mogens Blicher Bjerregård. Lunedì mobilitazione sui social per chiedere #FreedomForTurkeysJournalists e ribadire #NoBavaglioTurco.
Lunedì 24 luglio, alle ore 9 al Palazzo di Giustizia Çağlayan di Istanbul, avrà inizio il processo in cui sono imputati 17 tra giornalisti e dirigenti del quotidiano turco Cumhuriyet. Raccogliendo l’appello lanciato da Orhan Erinç, capo del board della “Repubblica” turca, i giornalisti di tutto il mondo si sono schierati al fianco dei colleghi sotto processo per far sentire loro che non sono soli.

Anche la Fnsi, che già lo scorso 19 giugno era a Istanbul con il segretario generale Raffaele Lorusso per presenziare al processo ai giornalisti Ahmet e Mehmet Altan, ha aderito all’appello e, insieme con Articolo21 e con le associazioni che ogni giorno si battono per la libertà di espressione e di stampa, darà vita ad una mobilitazione sui social network per chiedere #FreedomForTurkeysJournalists e ribadire #NoBavaglioTurco.

Le Federazioni internazionale ed europea dei giornalisti (Ifj e Efj), si legge in una nota pubblicata sui siti web delle due organizzazioni, «si uniscono ai loro affiliati Tgs e Disk Basin-Is nel condannare un processo basato sulle accuse infondate di aver sostenuto il Pkk e il movimento Feto», il gruppo collegato a Fethullah Gulen e accusato da Ankara di essere responsabile del fallito golpe dell’anno scorso.

Lunedì il presidente della Efj, Mogens Blicher Bjerregård, sarà a Istanbul per seguire il processo e manifestare la solidarietà dei sindacati europei ai giornalisti di Cumhuriyet.

E il presidente della Federazione internazionale dei giornalisti, Philippe Leruth, ha spiegato: «Efj e Ifj vedono queste accuse per ciò che sono: la palese persecuzione di un giornale indipendente e critico e dei suoi lavoratori. È evidente a noi e alla comunità internazionale che ancora una volta il governo turco sta criminalizzando il lavoro dei giornalisti e tentando di mettere a tacere una delle poche voci di opposizione ancora esistenti nel Paese».

Per Gökhan Durmuş, presidente del sindacato turco dei giornalisti Tgs, «è inaccettabile che i nostri colleghi siano da mesi in prigione. Il 24 luglio ci aspettiamo che i giudici scagionino i lavoratori di Cumhuriyet e si rendano conto che il giornalismo non è un crimine».

Oltre all’immediato rilascio dei lavoratori di Cumhuriyet, i rappresentanti dei giornalisti di tutto il mondo chiedono che vengano rimessi in libertà anche gli oltre 160 colleghi che si trovano in prigione in Turchia per il solo fatto di aver esercitato il loro diritto-dovere di informare liberamente i cittadini.


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