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“Odio l’islam”: Facci sospeso per due mesi

 

Il giornalista di Libero è stato sanzionato dall’Ordine della Lombardia: “Superata la linea di demarcazione di una legittima espressione del proprio pensiero”

 

«Odio l’Islam» era l’incipit dell’articolo di Filippo Facci pubblicato sul quotidiano Libero il 28 luglio 2016. Per i contenuti di quel pezzo, titolo esteso sul sito del giornale «Filippo Facci svela il vero volto dell’Islam: “Perché lo odio”», il giornalista è stato sospeso dalla professione per due mesi dal consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia.

Il procedimento disciplinare riguarda il giornalista per la violazione dell’articolo 2 della legge professionale che, scrive il consiglio di disciplina lombardo, “impone al giornalista di rispettare i diritti fondamentali delle persone e osservare le norme di legge poste a loro salvaguardia, di conseguenze, dell’art. 1 della legge 205 del 1993 (Legge Mancino) che vieta la diffusione di idee fondate sull’odio razziale, dell’articolo 9 del codice deontologico sul trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica”.

È riportato nella sentenza che il giornalista durante l’audizione “ha precisato che il suo articolo si riferisce ad idee e non a persone e che il suo odio è indirizzato all’Islam inteso come patrimonio di idee […] Facci afferma di odiare l’Islam, tutti gli Islam. In questo modo egli rende esplicito di non voler fare alcuna distinzione tra l’Islam estremizzato e folle jhiad e l’Islam che viene praticato in pace e carità da milioni di musulmani nel mondo”. La valenza xenofoba dell’articolo a giudizio del consiglio di disciplina trova conferma nelle ultime parole dell’articolo su Libero, dove Facci ha scritto “gente che non voglio in casa mia, perché non ci voglio parlare, non ne voglio sapere e un calcio ben assestato contro quel culo che occupa impunemente il mio marciapiede è il mio migliore editoriale”.

La conclusione del consiglio di disciplina, pertanto, è che “Filippo Facci abbia ampiamente superato la linea di demarcazione di una legittima espressione del proprio pensiero […] il linguaggio utilizzato, inoltre, appare non ammissibile per un giornalista professionista che scrive su un quotidiano di diffusione nazionale […] Si ritiene pertanto che il giornalista Filippo Facci, con la sua condotta, abbia compromesso la stessa dignità della professione ridotta a grancassa dell’ostilità e del livore contro chi appartiene ad un’altra sfera culturale”.

Da cartadiroma

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