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Il Papa ai delegati Cisl: «Le pensioni d’oro sono un’offesa al lavoro». Fnsi: «Parole che devono far riflettere tutti»

 

«La situazione denunciata dal Pontefice descrive alla perfezione anche il mercato del lavoro giornalistico. Il governo ha accolto le richieste degli editori dimenticando il rilancio dell’occupazione, la lotta al precariato e la riduzione delle diseguaglianze», osserva il segretario Lorusso.

«Le “pensioni d’oro” sono un’offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perché fanno sì che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni». Così Papa Francesco ricevendo in udienza i delegati della Cisl, guidati dal segretario generale Annamaria Furlan, in occasione del XVIII congresso nazionale, dal titolo “Per la persona, per il lavoro”.

Il Pontefice chiede anche che venga riconosciuto «il diritto a una giusta pensione, giusta perché né troppo povera né troppo ricca» e aggiunge che «è una società stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti».

Da qui il monito del Papa per un nuovo, urgente patto sociale per il lavoro, «che riduca le ore di lavoro di chi è nell’ultima stagione lavorativa, per creare lavoro per i giovani che hanno il diritto-dovere di lavorare».

Parole, quelle di Bergoglio sull’iniquità del mondo del lavoro, sulle pensioni d’oro e sul ruolo del sindacato, che «devono indurre alla riflessione e a un cambio di passo da parte di tutti. Il monito sulle pensioni d’oro e sui troppi anziani, magari pensionati, al lavoro non può lasciare indifferenti», è il commento del segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso.

«La situazione denunciata da Papa Francesco – prosegue – descrive alla perfezione anche il mercato del lavoro giornalistico, dove sono troppi i pensionati che, usciti dalla porta di molte redazioni, sono rientrati dalla finestra delle stesse redazioni, continuando a svolgere lo stesso lavoro. È una situazione che il sindacato dei giornalisti denuncia da anni e che non ha trovato alcuna forma di correzione nei recenti decreti attuativi della legge sull’editoria, con i quali il governo ha preferito aderire alle richieste delle imprese, disattendendo tutti gli impegni sul fronte del sostegno all’occupazione, della lotta al precariato e della riduzione delle troppe diseguaglianze».

Secondo il segretario Lorusso, infine, «altrettanto preoccupanti sono i tentativi, marginali ma rumorosi, di destabilizzare i principi di solidarietà che tengono insieme il sistema per difendere rendite di posizione e privilegi di altre stagioni della professione e del Paese».

Da fnsi

 

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