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Il rifiuto dell’Italia alla risoluzione Unesco

 

La Farnesina porge gli omaggi dell’Italia al governo di destra dello Stato di Israele. E’ un incipit sicuramente sgradevole ma risponde alla verità. La vergogna, che dovrebbe far arrossire il popolo italiano ancora capace di provare questo sentimento, sarà sentita solo da coloro i quali, conoscendo la situazione, capiranno che gli è stata strappata la dignità di cittadini di Stato sovrano per un inchino al potere esercitato da chi ha potuto violare oltre 70 Risoluzioni Onu senza subire sanzioni e che, senza subire sanzioni, seguita a violare quotidianamente le norme del Diritto universale umanitario.

Pochi sentiranno vergogna, perché pochi sanno, mentre i molti, anestetizzati da un narrare tanto abile quanto fasullo, scodinzoleranno felici identificandosi – come vuole la sindrome del figlio del cane del padrone – con  il fedele Angelino Alfano che ha ricevuto l’affettuosa carezza sulla nuca dall’uomo più a destra di Le Pen, più fuorilegge di Al Capone e più sanguinario di un volgare serial killer.

Ma veniamo ai fatti, così che i giudizi appena tracciati possano avere condivisione o rifiuto. Lo scorso mese di ottobre l’UNESCO, su richiesta di sette membri di esprimersi circa la “Palestina occupata”, aveva espresso la sua condanna nei confronti di Israele per i fatti che sono indiscutibilmente sotto gli occhi di tutti e la Risoluzione era stata votata a maggioranza, con 6 astenuti tra cui l’Italia.
Israele, al colmo dell’indignazione,  aveva per tutta risposta moltiplicato le sue azioni illegali, quali le nuove occupazioni di terre e case palestinesi e la prosecuzione degli scavi che mettono a rischio le strutture monumentali della città vecchia. Tutto ciò che l’UNESCO condannava, Israele rafforzava.

L’indignazione israeliana per la Risoluzione Unesco era stata violentissima e, non potendo smentire quanto la Risoluzione stessa affermava poiché trattavasi di realtà indiscutibile e dimostrabile, Netanyahu aveva gridato la sua indignazione dichiarando che l’UNESCO non riconosceva l’identità dello Stato “ebraico”, supportando quest’affermazione col fatto che i nomi dei luoghi sacri menzionati nel documento erano soltanto arabi. Cioè la moschea di Al Aqsa veniva chiamata, guarda caso,  Al Aqsa mosque e l’haram di Hebron/Al Khalil veniva chiamato Al Haram al Sharif. Piuttosto pretestuosa come protesta, ma mediaticamente efficace.

Immediatamente, l’allora presidente del Consiglio Renzi si era genuflesso per l’errore commesso dal ministro del suo governo dando indicazione di astensione invece che di netta opposizione e lo aveva pubblicamente redarguito ricordando che l’Italia è amica di Israele. Qualunque cosa faccia, l’Italia è sua amica e non c’è illegalità che possa incrinare quest’amicizia.

La manipolazione, o forse la superficialità mediatica, aveva supportato i lamenti israeliani contro l’UNESCO anche dopo che la Risoluzione era stata resa pubblica e bastava leggerla per smentire quanto Israele andava dicendo. L’articolo 1, per esempio, dichiarava  la città di Gerusalemme e le sue antiche mura come sacra alle tre religioni monoteiste e l’ebraismo è una delle tre e la più antica. Nei successivi articoli l’UNESCO chiedeva a Israele di smettere le aggressioni e i danneggiamenti ai luoghi sacri dell’Islam e di eliminare le restrizioni imposte ai palestinesi sia musulmani che cristiani citando, per questi ultimi in particolare,  l’impedimento a visitare la tomba di Rachele espropriata dal muro illegale che circonda Betlemme.

Onestà politica e intellettuale avrebbe dovuto portare al voto unanime a favore della Risoluzione, ma le ragioni della politica e gli interessi della finanza e dell’economia sono su un altro piano. Pertanto,  alcuni paesi tra cui naturalmente gli Usa votarono contro ed altri, tra cui  l’Italia, scelsero di astenersi. Ma l’astensione, come scritto sopra, per Israele non era sufficiente. Agli occhi di Netanyahu corrispondeva al reato di lesa maestà e quindi Renzi promise che alla successiva votazione l’Italia avrebbe fatto il suo dovere di amico fedele, accada quel che accada.

Così è stato. Senza provare vergogna, l’attuale ministro Alfano ha comunicato al popolo sovrano dello Stato italiano di aver telefonato personalmente a Netanyahu  dicendogli testualmente che ”la decisione è stata presa alla luce delle eccellenti relazioni bilaterali tra Italia e Israele” e Netanyahu non ha soltanto ringraziato ma – ci informa sempre il ministro Alfano – si è perfino congratulato per il ruolo guida svolto dal nostro Paese.

Quindi la Risoluzione UNESCO, che vorrebbe imporre a Israele il rispetto dei luoghi sacri  e il controllo sui lavori che ne stanno minando seriamente le fondamenta; il ritiro da Gerusalemme est e la fine  dei progetti di insediamento coloniale nella Città Vecchia e nei luoghi sacri di Hebron,  dichiarando che  ogni decisione che investirà l’area di Gerusalemme sarà giuridicamente nulla, è stata accolta dal governo italiano con un secco no assecondando desiderata e proteste di Israele.

La richiesta di rispettare la legalità è stata definita dall’ambasciatore israeliano all’Onu  un “tentativo di negare il legame tra Israele e Gerusalemme”. Per quanto palesemente assurdo, l’Italia ha scelto di accodarsi. Quindi questo significa che il nostro paese, che dovrebbe esprimersi secondo le linee guida della sua legge fondamentale, la Costituzione, si fa complice di chi viola il Diritto universale e mette all’angolo l’agenzia dell’ONU che ne chiede il rispetto.

Significa che l’Italia si fa quindi complice dei danni che Israele sta provocando a monumenti antichi che l’UNESCO non riesce a tutelare, e si fa infine complice dell’occupazione militare e del blocco di Gaza che l’UNESCO ha chiesto di eliminare avendo come risposta il no di 10 paesi tra cui il nostro.
Significa che la sudditanza a Israele ha preso il posto della sovranità nazionale e che i cittadini italiani, loro malgrado, consapevoli o meno, sono complici dell’invalidamento della legalità internazionale che Angelino Alfano, occupato a trovare le parole giuste per compiacere lo Stato di Israele, ha definito “politicizzazione”.

La presidente dell’Unione comunità ebraiche in Italia, dopo aver definito la Risoluzione dell’UNESCO come “diretta a delegittimare lo Stato d’Israele” – in tal modo accettando come legittima l’occupazione – ha espresso “commossa gratitudine” a Gentiloni e ad Alfano.

Israele ringrazia e il crimine continua. Non solo quello contro il popolo palestinese, ma quello contro il Diritto internazionale e le istituzioni che lo rappresentano. E la pace si allontana come una nuvola portata via dal vento.

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