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Turchia, la più grande prigione al mondo per giornalisti

 

Una vera e propria  “Giornata della Liberazione” a Napoli il 25 aprile, per il rilascio di Gabriele Del Grande, il giovane reporter, che è stato detenuto in Turchia, senza che nessuna accusa sia stata formalizzata nei suoi confronti. Gabriele, così come gli altri suoi colleghi, sembra aver commesso il reato, intollerabile in un paese dittatoriale, di documentare la verità. Désirée Klain, responsabile di Articolo 21 sezione Campania, Claudio Silvestri, che presiede il Sindacato Unitario Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Paolo Siani, presidente della Fondazione Polis,  il giudice Alfredo Guardiano, in rappresentanza  della Fondazione Premio Napoli e Carlo Verna si sono uniti in un sit in di protesta, davanti alla Mehari di Giancarlo Siani, la macchina simbolo della libertà di stampa (custodita al Pan di Napoli), per denunciare l’immobilismo della politica nei confronti dei regimi dittatoriali, che continuano ad imprigionare ingiustamente i giornalisti. “La liberazione di Del grande – ha scritto da Parigi, il giornalista Marco Cesario, in un messaggio letto durante l”incontro –  è un’ottima notizia che ci rende tutti felici.

Ma non dobbiamo abbassare la guardia perché i giornalisti stranieri non ricevono in Turchia lo stesso trattamento dei giornalisti turchi in patria. Mentre un giornalista straniero viene fermato e dopo un pò espulso (ma la prigionia di Gabriele è durata troppo, quasi un monito all’Europa di non mettere il dito negli affari di confine della Turchia e delle limitazioni dei diritti umani), i giornalisti turchi subiscono da anni soprusi, censura, licenziamenti”. “Con la vittoria al referendum ¬ ha scritto ancora – macchiato dall’utilizzo di circa 2,5 milioni di schede non timbrate come ravvisato dagli osservatori dell’OSCE, la Turchia sta lentamente scivolando nella dittatura. Ricordiamo che nelle prigioni turche ci sono attualmente 155 giornalisti, di cui numerosi in prigione da anni, con accuse prive di fondamento e sempre in attesa di processo. Basti pensare che alcuni giornalisti di cui ho scritto nel mio reportage del 2011 – poi diventato il libro « Sansür » nel 2012 – sono tuttora in prigione mentre altri, vedasi il cronista Ahmet Sik, autore dell”Esercito dell”Imam, è già entrato ed uscito di prigione più volte ed ora è in detenzione da mesi senza uno straccio di prova. Centocinquantacinque giornalisti in prigione è una cifra abnorme, che fa della Turchia la più grande prigione al mondo per giornalisti. Ma questo numero diventa paradossalmente irrisorio se lo paragoniamo alle quasi 50 mila persone arrestate in Turchia dal fallito golpe del 15 luglio scorso a oggi. In breve: una società civile intera è dietro le sbarre!”.

Poi, in diretta telefonica, sempre a Napoli c”è stata la testimonianza di Dogan Özgüden, il giornalista turco che ha dedicato la propria vita alla difesa della libertà d”opinione, delle minoranze, dei diritti civili e sindacali, raccontando la propria esperienza nel libro Journaliste ”apatride”. Il reporter, costretto a lasciare la Turchia per sfuggire alla persecuzione della dittatura militare, si è stabilito in Belgio dove, insieme con  moglie, ha promosso molte iniziative politiche e culturali. La coppia ha parlato di temi a lungo proibiti in Turchia, ed è perciò invisa al potere, che la ha perseguitata in vario modo, privando infine entrambi della cittadinanza turca nel 1984. Dal 1975 guidano l’agenzia di stampa Info-Türk, che pubblica un prezioso bollettino mensile su tutto quello che riguarda la Turchia: politica, cultura, problemi delle minoranze, al fine di proteggere i diritti di tutti. “La situazione in Turchia – ha spiegato Özgüden – è anomala a causa della dittatura islamo-gascista di Erdogan. È per questo che Gabriele del Grande è stato imprigionato, e colgo l’occasione per fargli i miei migliori auguri e porgergli i miei saluti.

Attualmente in Turchia ci sono più di 150 giornalisti in cella. Sono stati arrestati anche coloro che lavoravano nelle testate storiche. Un esempio è Kadri Gürsel, il quale si trova ancora in prigione”. Gürsel doveva essere ospite ad “Imbavagliati”, il festival internazionale di giornalismo civile, che si è tenuto a Napoli lo scorso settembre, ma riuscì a presenziare alla manifestazione, perché gli fu revocato il visto. Poi ”arresto. “La Turchia – ha continuato lo storico giornalista turco –  in questo momento attraversa un periodo delicato. Ad aprile c’è stato un referendum il cui fine era quello di estendere il potere despotico di Erdogan. I Paesi centrali della Turchia, come Istanbul e Ankara, si sono schierati contro la nuova costituzione. Questo è un forte segnale, c’è speranza che le cose cambino. Intanto, il Parlamento Europeo sta cercando di gestire al meglio i rapporti con la Turchia, poiché si rende conto che nel paese vengono perpetrate continue violazioni dei diritti umani. Ricordiamo che in giro per l’Europa, soprattutto in Olanda Belgio e Germania, ci sono giornalisti, esiliati politici, solo perché hanno criticato il regime. Anche loro sperano in un cambiamento nel paese, poiché il potere centrale rifiuta ogni tipo di contestazione. Nel 2019 ci saranno le elezioni presidenziali e legislative. Si spera che in quest’occasione le cose cambino, in modo che i giornalisti possano finalmente raccontare la verità su ciò che è accaduto in Turchia, senza filtri”.

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