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Criminalità vera e allarmi strumentali

 

Dove sta correndo il giornalismo italiano? Dove stanno correndo i telegiornali, soprattutto quelli della Rai che dovrebbero dare servizio pubblico (essendo ormai pagati per il 70% dal canone)? Possibile che non si possa recedere da un sensazionalismo “criminale” che continua imperterrito a dipingere italiane e italiani (ma ancor più gli immigrati spesso) come efferati e protervi assassini. I nostri media, grossi e piccoli, sono inzuppati di sangue, pieni di omicidi e femminicidi, e di conseguenza di gente che vuole armarsi per difendersi. O per farsi giustizia da sé. Un quadro quotidiano che moltiplica per mille le insicurezze:  risponde al vero? Onestamente no. Checché ne dica – a s/proposito dei romeni – un aspirante-premier come l’onorevole Luigi Di Maio.

La verità dei dati è questa.  Gli immigrati stranieri residenti in Italia sono saliti da 3 a 5,4 milioni nell’ultimo decennio (+83,7%), mentre gli omicidi sono drasticamente diminuiti: da oltre 600 a 438 (-27%). Nel 1991 erano addirittura 1.910, per la metà attribuibili a mafia-camorra-n’drangheta, mentre oggi gliene vengono imputati appena 50 omicidi, l’11,6 %. Poiché il controllo criminale sull’economia non si è invece allentato, è sulla mafia dei “colletti bianchi” che vanno concentrati sforzi e mezzi sofisticati. Anche sul piano dell’inchiesta giornalistica, finalmente.

Riepilogando, in Italia si assassina di meno che in Finlandia, Belgio, Grecia, Irlanda, Portogallo, Regno Unito, Austria e Danimarca. Per non parlare ovviamente degli Stati Uniti. Siamo pari, o leggermente sotto, a Francia, Spagna, Olanda, Germania. Lì i Tg nazionali danno forse notizia di “un nuovo omicidio” in qualche sperduto paese? Da noi sì, e con evidenza sempre straordinaria.

Dal 2010 agli inizi del 2013, secondo la Polizia di Stato, anche le vittime di femminicidio risultano diminuite dell’8,5 % (31 ogni 100 omicidi). Non so in seguito. Analoghi cali si registrano per le rapine e per altri reati. Ci sono stati oggettivamente più investimenti nelle forze dell’ordine, nelle tecnologie anti-crimine, ecc. Ce ne vogliono ancora, spesso i pensionamenti nelle forze dell’ordine sono superiori alle assunzioni. Però qualcosa, grazie al sacrificio dei singoli, sta funzionando meglio.

E per i migranti? Le richieste di asilo da noi risultano nel 2015 pari a meno di 1400 per 1 milione di abitanti, mentre in Ungheria sono oltre 17.500, in Svezia oltre 16.000, in Austria quasi 10.000, in Finlandia 6.000 e in Germania 5.441. Nel 2016 in Italia il flusso è aumentato, ma parlare di “invasione” è per lo meno improprio.

Perché allora i media ci fanno comparire come un popolo di omicidi, con extra-comunitari pronti ad uccidere, come un popolo flagellato di continuo da rapine, furti e altro, quindi sempre più insicuro, pronto a rispondere in proprio con le armi? Perché con queste cronache cruente continuano ad eccitare paure, fobie, razzismi esasperati? Ma che specie di giornalismo è mai questo? Sono anni che, in pochi, documentiamo – non cessando di porre in risalto il salto di qualità delle varie mafie – la realtà vera della sicurezza delle persone in Italia e restiamo del tutto inascoltati.  A chi giova tutto ciò se non a disinformare, a diseducare?

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