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Migrazioni. Oltre gli stereotipi

 

Un po’ me lo aspettavo, o meglio, ero certo che ciò che avrei visto e sentito sarebbe stato impressionante, ma non pensavo fino a quel punto.
Il 16 febbraio 2017, Roberto Reale, Enrico Ferri e Loretta Napoleoni, due giornalisti e una saggista, tutti esperti di questioni internazionali, hanno trascorso qualche ora qui all’ITIS Planck per discutere con noi studenti di migrazioni. E lo hanno fatto oltre gli stereotipi, a partire dalla cattiva informazione di cui sono spesso responsabili i giornali:“Le parole sono delle armi da fuoco, bisogna stare attenti”. Non c’è via di scampo, lo ha spiegato chiaramente Enrico Ferri, perché anche una singola espressione, sia essa un nome o un aggettivo, può stravolgere l’intero significato di una frase, incitando un cittadino all’odio. Come dire che tutti siamo pronti a scandalizzarci di fronte alla notizia di un furto o di uno stupro commesso da un marocchino o da un nigeriano. Sarebbe forse meno grave un furto o uno stupro se l’autore fosse italiano? A che pro, allora, insistere sulla nazionalità del criminale piuttosto che sul crimine? Ecco la base del pregiudizio.

Ma le riflessioni non si son fermate qui. Grazie alla visione di alcuni video molto forti e diretti, girati da “Save the Children” e presentati da Roberto Reale, siamo venuti a conoscenza di alcuni dati allarmanti sul numero dei migranti che ogni anno tentano la terribile attraversata del Mediterraneo, spesso senza riuscire ad arrivare a destinazione. Toccante e sconvolgente la simulazione di un conflitto in Gran Bretagna e l’epopea di una nuova giovane vittima, quasi a ricordare a tutti noi che “Se non è successo qui, non significa che non stia accadendo”. Sta accadendo eccome! Ce l’ha confermato anche una brillante e battagliera Loretta Napoleoni, che, dopo essersi dedicata a studi, ricerche sul campo e approfondimenti sull’Isis, nel suo ultimo libro ha scandagliato il fenomeno dei “Mercanti di uomini” che operano nei nostri paesi, per cui “nessuno è al sicuro, neppure noi”.

In conclusione, l’emergenza c’è, e ci riguarda da vicino, anche se a volte la percepiamo così distante. Questo significa che tutte le persecuzioni, la violenza, le guerre, non sono frutto dell’immaginazione di qualcuno. Basterebbe solo che allungassimo lo sguardo fino ai confini del Mediterraneo, per vedere l’Inferno, un luogo dove le donne che tentano l’attraversata vengono spesso stuprate oppure dove i bambini non hanno nemmeno più lacrime per piangere di fronte ai cadaveri dei loro genitori e alle macerie della loro casa.

Camilla P.
Andrea T.
Sabrina U.
2A Liceo Planck

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