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Vorrei che al congresso del PD si parlasse di lavoro

 

Scordatevi il referendum sul jobs act (volutamente minuscolo), perché tanto voteremo prima. Lo dice il ministro Poletti. Così, come se fossero semplici previsioni meteo. Mentre il contenuto di questa dichiarazione è la grave conferma del distacco del PD dal mondo del lavoro.

E’ infatti dalla distruzione delle tutele della giusta causa di licenziamento che inizia la mutazione del PD, da partito della sinistra a partito ambidestro.
Gli operai se ne sono accorti subito. Ora, basta un minimo gesto di dissenso e il capo del personale ti convoca, ti chiede di sederti e chiudere la porta, ti dice che da lunedì sei licenziato. Poi ti dice lui stesso che puoi fare ricorso e prendere un’indennità. Ma sei fuori per sempre.
Ecco, vorrei che la congresso del PD si parlasse di lavoro.
Del rapporto di forze che il PD ha manomesso a favore degli imprenditori. Renzi si vanta di aver debellato la vergognosa pratica delle dimissioni in bianco delle lavoratrici, pronte ad essere usate non appena le lavoratrici rimanevano incinta. Ma dimentica che oggi anche il contratto a tempo indeterminato incorpora una ben più vasta delega in bianco per tutti i lavoratori, perché è consentito il licenziamento arbitrario.
Quando Pisapia dice di unire la sinistra per tornare a lavorare con il PD, io dico dipende.
Dipende dal fatto che il PD torni a tutelare il lavoro. Un PD che rimane lontano dalla tutela del lavoro, che continua a difendere i voucher o che addirittura boicotta il referendum sul jobs act – non è di sinistra.

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