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Papa Francesco chiude le porte del Giubileo della misericordia. E torna sulle vite di scarto, sul prossimo che è l’unico valore immanente durevole

 

Di Pino Salerno

È il primo Anno Santo dell’universalità, questo che si avvia alla conclusione (l’ultimo atto è previsto tra una settimana esatta). Francesco lo inaugurò non a caso a Bangui, nel cuore dell’Africa serbatoio di fede e vocazioni, ben lontano dall’Urbe abituata dal 1300 a misurare la devozione anche in termini di quattrini. E quest’anno ce ne sono stati ben meno rispetto alle attese. A ricordare lo spirito originario, il pontefice ha dedicato la sua riflessione ai temi della povertà e dell’ingiustizia sociale. Con toni quasi apocalittici, come quando ricorda la promessa biblica, quella del profeta Malachìa, ai poveri: “per voi sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia”. Le persone socialmente escluse “sono i poveri di spirito – ha aggiunto – il profeta li oppone ai superbi, a coloro che hanno messo nell’autosufficienza e nei beni del mondo la sicurezza della vita”.

Papa Francesco: tutto passa tranne due valori, Dio e il prossimo

Papa Francesco riferendosi poi alla lettura evangelica ha spiegato: “Gesù dice ‘verranno giorni in cui, di tutto questo che vedete, non verrà lasciata pietra su pietra’, aggiunge che non mancheranno conflitti e sconvolgimenti nei cieli e nella terra. Gesù ci dice che tutto quello che vediamo passa, anche i regni più potenti, anche gli edifici più sacri e le realtà più stabili del mondo non durano per sempre, prima o poi cadono. Gesù non vuole mettere paura ma invita a non avere paura di fronte agli sconvolgimenti di ogni epoca e chiede di perseverare nel bene, che non delude. Ci esorta a non farci ingannare dai profeti apocalittici: chi segue Gesù non presta ascolto ai profeti di sventura, alle vanità degli oroscopi e alle predicazioni e predizioni che ingenerano paura, distraendo da ciò che conta. Il Signore invita a distinguere tra ciò che viene da lui e ciò che viene dallo spirito falso”. Infine, sempre riferendosi al passo del Vangelo secondo Luca in cui si legge ‘e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo’, papa Francesco ha sottolineato: “Queste letture ci ricordano che quasi tutto in questo mondo passa, ma ci sono realtà preziose che restano: che cosa ha valore? Quali ricchezze non svaniscono? Sicuramente due: il Signore e il prossimo. Questi sono i beni più grandi da amare, tutto il resto passa ma non dobbiamo escludere dalla vita Dio e gli altri. Oggi quando si parla di esclusione vengono in mente persone concrete: la persona umana, posta da Dio al culmine del creato, viene spesso scartata perchè si preferiscono le cose che passano, questo è inaccettabile ed è grave che ci si abitui a questo scarto. Bisogna preoccuparsi quando la coscienza si anestetizza e non fa più caso al fratello che ci soffre accanto o ai problemi seri del mondo, che diventano ritornelli già sentiti nelle scalette dei telegiornali”

La persona viene scartata perché si preferiscono le cose che passano”

Papa Francesco la commenta così: “La persona umana, posta da Dio al culmine del creato, viene spesso scartata, perché si preferiscono le cose che passano. E questo è inaccettabile, perché l’uomo è il bene più prezioso agli occhi di Dio”. Più prezioso di molto oro fino, o del crocifisso del ‘400 che, splendido, ricorderà a San Pietro quest’anno di preghiera e pellegrinaggio. Pellegrinaggio ovunque: a Bangui come nelle diocesi di tutto il mondo.

E il Papa oggi è stato chiaro: “quanto più aumentano il progresso e le possibilità, il che è un bene, tanto più vi sono coloro che non possono accedervi”. Intanto si apprende che una nuova svolta èin corso nei rapporti con Pechino, ed ha un nome il futuro leader della chiesa cinese. E’ stato nominato per la diocesi di Hong Kong un vescovo coadiutore (cioè con pieni poteri e diritto di successione) nella persona di monsignor Michael Yeung Ming-cheung. La Chiesa guarda sempre più alle periferie del mondo.

Da jobsnews

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