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Da Ventotene all’Erasmus: il Piccolo Teatro e la Statale portano in scena ‘Le chiavi d’Europa’

 

Un sottile filo rosso fatto di storie, idee ma soprattutto due trentennali che si intrecciano, quello della morte di Altiero Spinelli e quello della nascita del programma Erasmus: sono questi gli ingredienti che ieri 28 novembre al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano sono stati messi in scena nello spettacolo ‘Le Chiavi d’Europa’ realizzato grazie alla collaborazione del Piccolo con l’Università degli Studi di Milano. Infatti, alcuni studenti del Corso di Storia del Teatro e dello Spettacolo della Statale guidati da Stefano Massini, consulente artistico e docente del corso di Drammaturgia alla Scuola di Teatro del Piccolo, hanno partecipato alla stesura  di un testo teatrale a partire da sei parole chiave: Estranei, Unione, Radici, Oltre, Pace, Altro, le cui iniziali formano l’acronimo E.U.R.O.P.A.. Il testo teatrale accompagna e dialoga con i testi di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, promotori e precursori di quell’idea di federalismo europeo che hi ispirato i trattati e la nascita delle odierne istituzioni europee. Una narrazione che non è solo storia, ma si scompone e ricompone continuamente in fatti che incrociano e mescolano passato, presente e futuro del nostro Continente.

Non a caso lo spettacolo si apre con un salto indietro, una sorta di prologo sulle parole di Voltaire che ben due secoli prima del Manifesto di Ventotene parlava di Europa Unita  grazie a intellettuali e scienziati che circolavano e servivano contemporaneamente più nazioni, guidati da quello spirito europeo che di fatto ispirava le relazioni internazionali e il libero scambio, quasi a ricordarci che in realtà quello che oggi abbiamo istituzionalizzato, è la parte finale di un percorso stratificato nei secoli. Come il sangue collega e nutre diversi organi contemporaneamente, lo scambio di idee e persone ha nutrito la grandezza del Vecchio Continente. Ma non finisce qui, si fa un salto ancora più indietro al mito di Europa (che letteralmente in greco antico significa ‘ampio sguardo’), regina di Creta desiderata e amata da Zeus, a cui seguono storie che suggeriscono riflessioni sul senso delle radici, dell’altrove e dell’altro, senza dimenticare pagine oscure che sono ancora attuali. Come il massacro a fine Ottocento degli italiani nella regione francese della  Camargue, dove molti  emigrati, soprattutto piemontesi e lombardi, erano definiti clandestini. Arrivando in terra francese come oggi si sbarca e si muore a Lampedusa,  in un momento di intolleranza, fomentato da stereotipi purtroppo sempreverdi sulla falsariga del ‘qui ci rubate il lavoro’ o ‘andate a lavorare a casa vostra’ persero la vita in nove, sgozzati dopo una colluttazione. Lo spettacolo, nonostante i temi impegnativi e tutt’altro che scontati, non è mai lento o pesante,   grazie al continuo ‘dialogo’ tra gli allievi della Scuola del Piccolo e gli attori Leonardo De Colle e Pia Lanciotti, narratori e conduttori in questo incredibile viaggio tra passato e futuro.

*Articolo21 Lombardia

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