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Cina, direttore di un portale sui diritti umani detenuto in località segreta

 

L’ultima volta che Liu Feiyue ha comunicato con la sua famiglia risale al 17 novembre, quando è riuscito a inviare un sms avvisando che agenti delle forze di sicurezza lo stavano trasferendo in una località a lui sconosciuta. Il giorno dopo i familiari hanno appreso da un funzionario della polizia di Suizhou, nella provincia dello Hubei, che il loro congiunto era stato arrestato perchè sospettato di “sovversione”. Per questo reato, il codice penale cinese prevede l’ergastolo. Liu Feiyue è il fondatore e direttore del portale “Osservatorio sui diritti civili e sui mezzi di sostentamento”, che segnala le violazioni dei diritti umani subite dalle comunità colpite dagli sgomberi forzati di abitazioni e terreni e svolge campagne per chiedere la scarcerazione dei difensori dei diritti umani.

Per queste attività, Liu Feiyue è finito più volte nel mirino delle autorità cinesi, mediante provvedimenti di arresti domiciliari o di “viaggio forzato”, che vengono emessi ogni anno nei confronti di molti difensori dei diritti umani e avvocati nei periodi maggiormente “sensibili”, come l’anniversario del massacro di Tiananmen del 4 giugno o la sessione del Congresso nazionale del popolo, che si svolge a marzo. Secondo il codice di procedura penale, entro 37 giorni dall’arresto Liu Feiyue dev’essere formalmente incriminato oppure rilasciato. Senza avvocato e trattenuto in un luogo ignoto, rischia di essere torturato.

Amnesty International sta sollecitando le autorità di Pechino a rilasciare Liu Feiyue e a fornire informazioni su un altro difensore dei diritti umani, l’avvocato Jiang Tianyong, scomparso nel nulla il 21 novembre a Changsha, nella provincia dello Hunan, poco prima di prendere un treno per Pechino.

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