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Camorra e politica, Cosentino condannato a 9 anni

 

Donatella D’Acapito

Nove anni di reclusione – più due di libertà vigilata al termine della pena – e interdizione perpetua dei pubblici uffici. Questa la condanna inflitta a Nicola Cosentino per concorso esterno in associazione camorristica. Si chiude così il processo di primo grado all’ex sottosegretario all’Economia ed ex coordinatore campano del Pdl. Un processo che, con le sue 141 udienze distribuite in cinque anni, è fra i più lunghi di quelli con un solo imputato e un solo capo di imputazione della storia giudiziaria italiana.
Il collegio del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduto da Giampaolo Guglielmo, dopo essersi riunito in camera di consiglio intorno alle 13.40 del 17 novembre, ha risparmiato a Cosentino solo l’accusa di riciclaggio (contenuta peraltro in quella di concorso esterno) per il presunto scambio di alcuni assegni e titoli di credito fra alcuni esponenti del clan dei Casalesi e l’impresa di famiglia, la Aversana Petroli srl.
Quella di Cosentino è una vicenda (e una presenza sul territorio) quasi storica. Per la Dda di Napoli è il referente politico-istituzionale dei Casalesi dal 1980 al 2014. Un rapporto che avrebbe garantito all’ex sottosegretario sostegno elettorale in cambio di assunzioni e della partecipazione dei clan agli appalti per il ciclo dei rifiuti.
Alla base, dunque, ci sarebbe un accordo fra l’ex parlamentare e i clan che, sebbene sia stato impossibile dimostrare nella su origine, ha trovato riscontro nelle dichiarazioni dei circa 20 collaboratori, come Domenico Frascogna e Dario De Simone, che hanno confermato il sostegno elettorale del clan all’imputato. Dichiarazioni, queste, che la difesa ha cercato di depotenziare ricordando come Cosentino si sia sempre candidato alle elezioni politiche in un collegio dell’Alto Casertano che non comprendeva il suo comune natale, e cioè Casal di Principe.
Ma l’impianto accusatorio si incentra sulle vicende dell’appalto vinto alla fine del 1999 dai fratelli Sergio e Michele Orsi, ritenuti con una sentenza passata in giudicato imprenditori vicini al clan Bidognetti. La gara è quella indetta dal consorzio Ce4, che riuniva venti comuni del casertano, per la gestione integrata del ciclo dei rifiuti. Per l’accusa fu proprio Cosentino a favorire la partecipazione dei fratelli Orsi all’affare consentendo loro di entrare a far parte della società mista Eco4 che ottenne da molti dei comuni consorziati l’affidamento diretto per il servizio di raccolta dei rifiuti. Un società della quale l’ex parlamentare disse al pentito Gaetano Vassallo, uomo chiave dei rifiuti per il clan Bidognetti, “l’Eco4  è una mia creatura, l’eco4 song’io”.
Proprio per questi fatti, nella requisitoria il pubblico ministero Alessandro Milita aveva chiesto per Cosentino 16 anni di carcere, ma per i giudici la sussistenza della colpevolezza dell’ex parlamentare si ferma all’8 dicembre del 2005.
La condanna, quindi, arriva. Al termine dell’udienza il pm Milita afferma che la sentenza “rende merito al grande lavoro della Dda, sia dei colleghi attualmente in servizio sia da quelli che iniziarono l’inchiesta”. E ai cronisti che gli chiedono se questa sentenza rischia di gettare un’ombra sulla politica casertana risponde: “Dire un’ombra è riduttivo”. Di tutt’altro avviso il difensore Agostino De Caro: “È una sentenza che non mi convince. La valuteremo. Sono convinto che Cosentino non abbia commesso il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Questo è uno di quei processi in cui si è giudicato un fenomeno; i fatti penalmente rilevanti, in realtà, non sono emersi”.
Una tesi che, per la difesa, poggia sulla cultura del sospetto e per questo hanno già annunciato il ricorso in appello. Intanto non resta che aspettare di leggere le motivazioni della sentenza.

Da liberainformazione

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