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Referendum. Il Tar Lazio si riserva di decidere tra martedì e mercoledì sul quesito.

 

Bersani è chiaro: “l’Italicum non si riforma, si ferma la riforma costituzionale”

Di Pino Salerno

Secondo quanto si è appreso da alcuni dei legali che hanno promosso l’istanza alla Tar del Lazio sulla regolarità del quesito del referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre, la decisione potrebbe arrivare tra martedì e mercoledì e dopodomani. È stata una lunga udienza, durata più di tre ore, per esaminare il ricorso, presentato da Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana, che contestano la formulazione del quesito del referendum. Numerosi gli avvocati che hanno preso la parola di fronte alla seconda sezione bis del Tar del Lazio, presieduta da Elena Stanizzi: non è possibile, allo stato, fare previsioni sul verdetto dei giudici amministrativi, date le numerose eccezioni sollevate in aula. Se, da un lato, il Codacons ha chiesto di riunire tutti i ricorsi presentati sul quesito referendario, comprendendo quindi nella trattazione anche quello depositato dall’associazione dei consumatori e quello firmato dal presidente emerito della Consulta Valerio Onida, dall’altro, gli avvocati Giuseppe Bozzi, Enzo Palumbo e Luciano Vasques, che hanno presentato il ricorso di M5S e Sinistra Italiana, hanno chiesto, oltre all’annullamento nel merito del decreto con cui la presidenza della Repubblica ha indetto il referendum, la trasmissione degli atti alla Corte costituzionale per verificare la legittimità della legge del 1970 sull’iter referendario e, in particolare, sull’articolo che è dedicato proprio alla formulazione del quesito.

Sei i giudici dovessero accogliere le eccezioni, si può prevedere la pubblicazione di un’ordinanza in tempi brevi, ma se la strada scelta dal Tar del Lazio sarà quella di pronunciarsi nel merito con una sentenza, l’attesa del verdetto potrebbe allungarsi. “Abbiamo ribadito – ha dichiarato l’avvocato Bozzi – che sono stati violati i diritti costituzionali sull’espressione di un voto consapevole e informato, come stabilito dall’articolo 48 della Costituzione”.  Il quesito a cui ha dato il suo via libera la Cassazione nello scorso agosto, ha sottolineato l’avvocato Luciano Vasques, “è eterogeneo e incomprensibile e l’assenza di tutele nell’ambito procedimentale consentirebbe di modificare a maggioranza intere parti della Costituzione violando il principio di Costituzione ‘rigida’ fissato dall’articolo 138 della Carta costituzionale”. A sostenere in udienza la legittimità del quesito sono stati l’Avvocatura dello Stato e alcuni rappresentanti del ‘Comitato per il Sì, intervenuti in opposizione al ricorso del Movimento 5 Stelle e di Sinistra Italiana.

Intanto il premier invade i mezzi di informazione. La denuncia di Nicola Fratoianni, coordinatore di Sinistra Italiana

“Un bombardamento mediatico senza precedenti, del premier Renzi e dei suoi ministri sulla legge di Bilancio ‘natalizia’: è quello che è avvenuto nelle ultime 48 ore, su qualunque rete, dai notiziari dei tg nazionali a quelli regionali, dalla tv alla radiofonia ai social”. A denunciare l’invasione dell’ultracorpo Renzi su tutti i media è Nicola Fratoianni, componente per Sinistra italiana della commissione di Vigilanza. “Ci auguriamo che ora il servizio pubblico radiotelevisivo inizi a parlare davvero anche degli argomenti e delle critiche delle opposizioni. Lo facciano – conclude Fratoianni in una nota – almeno per rispettare quegli italiani che pagano il canone”.

I sondaggi IPR e Tecné presentati a Porta a Porta: il no ancora in vantaggio

Leggera prevalenza del No rispetto al Sì per il referendum costituzionale: 51,5% contro 48,5% (Ipr Marketing) e 52% contro 48% (Istituto Tecnè). Sono i sondaggi realizzati per la puntata di lunedì di Porta a Porta dai due istituti di ricerca. Rispetto al mese scorso c’è un recupero del Sì rispetto al No. Sui temi referendari quasi metà degli italiani non è ancora completamente informata mentre la grande maggioranza è d’accordo sulla riduzione del numero dei parlamentari: 77% Ipr Marketing e 70% Istituto Tecnè. Dalle intenzioni di voto per le politiche per Ipr Markenting il Pd è al 32%, il Movimento 5 stelle al 27%, la Lega 13,5%, Forza Italia 11,5%, 5% Fratelli d’Italia. Anche per Tecnè il Pd è in testa con il 31,5% seguito da Movimento 5 stelle al 26,5%, Forza Italia 14%, Lega 13,5%, Fratelli d’Italia 5%.

Bersani: “o si rottama l’Italicum o si ferma la riforma costituzionale. Non si è bloccato l’Italicum, ora si deve fermare la riforma costituzionale”

“Io mi becco un insulto al giorno ma non è questo che mi turba, sono abituato”, a Napoli, Pier Luigi Bersani, risponde ai cronisti che gli chiedevano se fosse in atto una tregua con il premier, Matteo Renzi. “Non so se ci conviene – prosegue – dire che questo appuntamento è da apocalisse”, perché “comunque andrà a finire” il risultato referendario del 4 dicembre “sarà un guaio. Si divide il Paese e il centrosinistra, si dividono i partiti e si divide il Pd. Questo per me è un errore, bisognava dire che non cambia niente, sia se vince il si sia se vince il no. Non tutti i democristiani votarono Repubblica ma dopo erano democristiani lo stesso”.  “Dal primo giorno”, prosegue Bersani, “ho pensato che l’Italicum era un disastro e andava rottamato. L’ho detto dal primo giorno e lo dico fino all’ultimo: c’era tutto il tempo per cambiarlo e non si è fatto. Non ci sto a che il combinato disposto tra Italicum e riforma costituzionale ci consegni un cambiamento radicale della forma di governo e cioè con un capo scelto non si sa come”. “Per me”, conclude, “non è possibile. O si rottama l’Italicum o si ferma la riforma costituzionale. Non si è bloccato l’Italicum e ora si deve fermare la riforma costituzionale”.

Mercoledì, forse, la prima riunione del gruppo di lavoro del Pd sull’Italicum

“Una discussione accademica” su “impegni per il futuro” è tutto ciò che che potrà produrre, secondo Massimo D’Alema, la commissione del PD sulla legge elettorale. Già nei prossimi giorni si potrà vedere se la previsione dell’ex-premier sia stata azzeccata o meno. Mercoledì dovrebbe esserci la prima riunione del gruppo di lavoro a cui partecipano il vicesegretario del PD, Lorenzo Guerini, il presidente dem Matteo Orfini, i capigruppo Luigi Zanda e Ettore Rosato. Per la minoranza del PD ci sarà Gianni Cuperlo che dalla commissione si aspetta “un atto politico molto fermo, che stabilisce un impegno per il dopo attraverso il deposito di un testo base, o un documento politico particolarmente chiaro ed esplicito. Mi auguro che questa sia la strada, il mio impegno concreto è in quella direzione”, ha detto oggi a Sky Tg24. Per ora, insomma, siamo alle questioni di metodo. Quanto al merito della legge elettorale siamo ancora in attesa di capire l’orientamento della maggioranza del Pd su diversi temi, dal ballottaggio al cosiddetto lodo Chiti sulla elezione diretta dei senatori, togliendo la facoltà ai Consigli regionali, ai capilista multipli, e soprattutto sul vistoso premio di maggioranza. Su tutto ciò, va detto, incombe il giudizio di costituzionalità della Suprema Corte che ha saggiamente rinviato la decisione a dopo il referendum. Pesano sulla commissione  Pd le parole al vetriolo di Bersani, che a questo punto, sembrano davvero un segnale per la minoranza, una sorta di invito ad esprimere finalmente un no nel referendum.

Il sottosegretario Luca Lotti ammette gli errori sulla riforma della scuola e del Jobs act

Nel tentativo di staccare il giudizio sulla riforma costituzionale dal giudizio sul governo, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio si lascia andare alle voci “dal sen fuggite”. E riconosce che “le politiche del governo, ve lo dico io in primis, tutte bene non le abbiamo fatte: potevamo fare meglio la riforma della scuola e potevamo fare meglio, forse, il Jobs Act”. Ci piacerebbe sapere da un membro tanto autorevole del governo e della ristretta cerchia del premier e segretario del partito perché queste convinzioni non le ha rese note in direzione nazionale del suo stesso partito ma soprattutto quali sono le parti delle due riforme che egli contesta. Sulla scuola, ad esempio, quali pensa che siano i limiti della legge 107 del 2015, dal momento che il governo si appresta a vararne i decreti delegati? E quali pensa che siano i limiti del Jobs Act, dal momento che incombe il referendum della Cgil e della Fiom per il prossimo anno? È un modo curioso di governare i processi di cambiamento: prima si fanno le leggi e si mette a punto la propaganda secondo la quale si tratta delle migliori leggi possibili al mondo, poi, dinanzi al palese fallimento di quelle riforme, si fa retromarcia e si ammette con un candore quasi infantile, che “si sarebbe potuto fare meglio”. Sarà così anche per la riforma costituzionale? Avvertiamo Lotti che se per riformare una legge ci vogliono in media 400 giorni, per riformare la Costituzione, peggiorata dalla sua stessa maggioranza, ci vorranno anni. Se mai qualcuno avesse avuto dubbi sulle capacità di governo del “giglio magico”, eccone la prova e la conferma.

Da jobsnews

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