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La democrazia bannata

 

Sapete come funziona su Facebook. Se uno viene sulla tua bacheca e dice qualcosa che non ti piace o che non ti conviene, due clic e lo banni. Cancelli il suo pensiero e annulli l’impatto che può avere sulla tua narrazione e sulla tua immagine. Un atto spietato. Che non ammetteremmo nella realtà. Un atto violento ma indicativo dell’approccio che hai col dissenso.

Nella pagina Facebook di Matteo Renzi accade esattamente questo: se vai per dire no, o per criticare, anche con garbo, le posizioni del premier, vieni bannato senza appello. In quel modo, al visitatore che si imbatte sulla fanpage di Renzi, appare tutto bello e unanime nell’adorazione di Renzi e nel sostegno alle sue tesi. Il ban come strumento di rimozione del pluralismo e della complessità. Quello che vedrebbe a quel punto il visitatore critico che si imbatte sulla pagina di Renzi è un carosello di cervelli che si autoannientano, di lingue compiacenti che si schiantano sotto i post del presidente del consiglio: “sei grande, vai avanti Matteo!”.

Il problema è che Matteo è pure il presidente del Consiglio, rappresenta una delle più alte istituzioni del Paese e non può comportarsi come un Erdogan della rete. Il dissenso si ascolta. Soprattutto in un paese spaccato da una riforma che, se mai passasse, assieme all’Italicum, concentrerebbe sul premier poteri mai visti, ridurrebbe i parlamentari a fan del “capo”. “Capo” è una parola pesante e capiente. Che rappresenta l’idea che il premier ha della democrazia e del governo del Paese. La trovate persino nella nuova legge elettorale all’articolo 14: “i partiti o i gruppi politici organizzati che si candidano a governare depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come capo della forza politica”. Il capo lo ritroviamo in tutte le riforme renziane. Nella “Buona Scuola” indossa le vesti del preside-padrone con potere di vita e di morte sui docenti, nel Jobs Act quelle dell’imprenditore, che oggi può “bannare” i lavoratori senza dover rendere conto a nessuno delle proprie scelte. Senza vincoli e mediazioni.

Siamo nella democrazia del Capo, dell’accentramento del potere che opera senza alcun contrappeso. E chi dissente viene bannato.

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