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Con 2 miliardi il governo aiuta il 35% dei poveri: “Ci si ferma o si fa meglio?”

 

Documento dell’Alleanza contro la povertà mentre al Senato arriva il ddl delega: con il Reddito d’inclusione di circa 2 miliardi il governo Renzi farà nel 2017 più di quanto mai fatto per i poveri. Ma resta da prendere la decisione di avviare un Piano pluriennale per aiutare anche tutti gli altri. Rafforzando i servizi perché il Rei non diventi solo una misura assistenziale

ROMA – Con gli ultimi incrementi che il governo ha annunciato, la somma a disposizione per la lotta alla povertà assoluta in Italia arriva intorno ai 2 miliardi di euro: una cifra importante che è in grado però di intercettare non più del 35% dei poveri di tutta Italia. C’è ora da capire se l’azione del governo si fermerà qui o se invece finalmente l’Italia si doterà di una misura universale di contrasto alla povertà, predisponendo un Piano pluriennale per raggiungere tutti i poveri, rafforzando al contempo i servizi e le infrastrutture del welfare locale di modo che la misura annunciata dal governo non assuma un carattere assistenziale.

E’ questo il giudizio dell’Alleanza contro la povertà in Italia sui provvedimenti che governo e parlamento stanno mettendo a punto in queste settimane e che, secondo il cartello di organizzazioni che promuove da anni l’introduzione di una misura universale contro la povertà assoluta, saranno fondamentali per capire che direzione prenderà nel prossimo futuro. Alla vigilia del passaggio decisivo in Senato, dove sarà esaminato il testo della legge, l’Alleanza presenta un documento (e un allegato tecnico firmato da Cristiano Gori, docente all’Università di Trento e suo coordinatore scientifico) che riassume la questione e avanza alcune precise richieste al governo.

Il primo è quello di completare il disegno del REI (Reddito d’inclusione, la misura che dovrebbe assorbire le misure sperimentali oggi in campo) in modo da renderlo una vera misura d’inclusione. In particolare, per evitare che il REI assuma solo un carattere assistenziale, occorre rafforzare i servizi e le infrastrutture del welfare locale, necessari a realizzare incisivi percorsi di reinserimento socio-lavorativo. Secondo l’Alleanza “l’attenzione in tal senso si dovrebbe esercitare, innanzitutto, durante il completamento della discussione parlamentare della delega, introducendo le necessarie modifiche al testo, e inoltre, la parte maggioritaria dei nuovi 500 milioni annunciati per il 2017 dovrebbe essere destinata ai servizi alla persona, accompagnandoli con i necessari allentamenti sui vincoli riguardanti l’impiego del personale a livello locale”.

In secondo luogo si chiede di prevedere un Piano pluriennale per raggiungere chiunque si trovi in povertà assoluta: un Piano che “in tre o quattro anni permetta l’estensione della misura all’intera popolazione in povertà assoluta”. Tale Piano va costruito secondo la logica del “gradualismo in un orizzonte definito”: la richiesta è che il legislatore prenda da subito – cioè da questo autunno/inverno – precisi impegni riguardanti tanto il punto di arrivo del percorso (il REI come diritto per chiunque sia in povertà assoluta a partire dall’ultimo anno del Piano) quanto le tappe intermedie, specificando l’allargamento dell’utenza stabilito per ogni annualità e prevedendo il relativo ampliamento di risorse economiche. Evidentemente, sottolinea l’organizzazione, ciò significa assumere ora i necessari impegni di spesa su base pluriennale.

L’Alleanza ricorda che nel nostro paese le persone in povertà assoluta sono salite dal 3,1% del totale (2007) al 7,6% (2015) e che l’Italia rimane però ancora priva della necessaria misura nazionale universalistica, cioè rivolta a chiunque si trovi in tale condizione, a sostegno di chi vive la povertà assoluta. Lo “storico disinteresse della politica italiana nei confronti dei poveri” è stato superato nell’ultima legge di stabilità con delle decisioni “senza precedenti”, e lo stanziamento di 600 milioni per il 2016 e di un miliardo dal 2017 in avanti. Fondi che al momento finanziano due misure transitorie, il Sostegno per l’Inclusione Attiva (Sia) e l’Assegno per la Disoccupazione (ASDI), che nel corso del 2017 saranno assorbite nel Rei, appunto la misura definitiva. Un disegno di legge è stato presentato dal governo a febbraio e dopo l’esame della Camera è ora al Senato. Il governo ha anticipato la volontà di assegnare ulteriori 500 milioni annui allo scopo, che sommando anche i fondi a suo tempo stanziati per la social card portano il totale dal 2017 a circa due miliardi annui. La base da cui partire, secondo l’Alleanza. “Le prossime settimane – spiega l’organizzazione – saranno cruciali. La discussione parlamentare sulla Legge delega in materia entrerà nella sua fase conclusiva e dovranno essere fatte le scelte, ad essa strettamente correlate, riguardanti la Legge di bilancio e il Piano nazionale contro la povertà, cioè lo strumento che indicherà l’ampliamento dell’utenza del REI previsto nei prossimi anni e le azioni da compiere al fine di accompagnarne l’introduzione nei territori”.

Da redattoresociale

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