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Morti sul lavoro. Mattarella: non è ammissibile che non vengano assicurate garanzie e cautele

 

Una giornata come le altre sui luoghi di lavoro, e, come in altre giornate, anche oggi dobbiamo contare i morti. A Taranto, un ragazzo di 24anni, Giacomo Campo, è rimasto schiacciato da un nastro trasportatore nello stabilimento Ilva, che continua a spargere fumi e morte sulla città. E a Roma, un lavoratore di 52 anni è rimasto folgorato mentre svolgeva una riparazione in un deposito Atac. E poche ore prima, nel pomeriggio di venerdì, a Tarvisio in provincia di Udine, un altro operaio è rimasto schiacciato dalla pala meccanica che stava guidando in un cantiere stradale. Questi gli episodi che arrivano alle agenzie, ma non sempre riusciamo ad averne notizia.

Tragedie che hanno colpito anche il Capo dello Stato. “Ogni morte sul lavoro costituisce una ferita per l’Italia e una perdita irreparabile per l’intera società. Non è ammissibile che non vengano adeguatamente assicurate garanzie e cautele per lo svolgimento sicuro del lavoro“, ha ammonito il presidente della repubblica, Sergio Mattarella, che già in passato è intervenuto ricordando l’urgenza di misure stringenti sui posti di lavoro e auspicando un rafforzamento delle misure per la diffusione della cultura della prevenzione e della sicurezza. E lo scorso agosto, in occasione del sessantesimo anniversario della strage nella miniera di Marcinelle, in Belgio dove morirono 262 minatori di cui 136 erano italiani, ha auspicato che “la memoria dei martiri del lavoro italiano all’estero possa costituire … un continuo sprone a migliorare le condizioni della sicurezza sul lavoro, ovunque nel mondo“.

Un monito giustificato anche per l’Italia dai dati Inail che, per il 2015, segnalavano un incremento del 16% degli incidenti sul lavoro, trend che prosegue anche i primi cinque mesi dell’anno in corso, anche se gli episodi mortali sono in lieve diminuzione. Ma non sempre la differenza è evidente. Come all’Ilva di Taranto: sono quattro i lavoratori morti per incidenti all’interno dell’impianto negli ultimi due anni, da quando la fabbrica è in regime di commissariamento, quindi sotto il controllo pubblico. Un controllo pubblico attento forse ai bilanci economici, un po’ meno alla sicurezza e alla salute pubblica.

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