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I diritti di chi è più debole

 
Leggo tante opinioni diverse sui diritti delle persone più vulnerabili: i bambini, le donne, gli emarginati ecc. Attualmente sembra prevalere la teoria che coloro cui non sono riconosciuti pari diritti… dovrebbero guadagnarseli da soli, senza l’intervento della società civile. Ho letto frasi come questa: “La libertà deve essere conquistata, altrimenti, se viene ‘regalata’, non ha alcun valore”. La discussione, nel caso specifico, toccava diversi temi: l’infibulazione, il burqa, il burkini, la poligamia, la fede religiosa coatta, la violenza familiare.
Siamo fuori strada e pericolosamente. La libertà è una conquista dell’intera società; se così non fosse, avremmo ancora lo schiavismo e tante altre forme di sottomissione di esseri umani (che purtroppo permangono in forme diverse: una realtà che chiede alla società civile di restare vigile e non diminuire l’impegno umanitario). Se non sentiamo l’impegno civile come un dovere comune, non possiamo aspettarci che i bambini, le donne e gli uomini vittime di schiavitù e soprusi si liberino con le proprie forze da un’estrema condizione di debolezza e inferiorità sociale. Se non sentiamo l’esigenza della loro libertà come se fosse la nostra, siamo anche noi – inconsapevolmente – prigionieri. Prigionieri dell’indifferenza, che è la prima nemica della libertà.

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