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Stampa, istruzione, sport, il repulisti di Erdogan non risparmia nessuno

 

Il repulisti di Recep Tayyp Erdogan continua e, ancora una volta, non risparmia i media. Le autorità turche hanno emanato nelle ultime settimane 42 mandati d’arresto nei confronti di altrettanti giornalisti, la maggior parte dipendenti della televisione turca.
Tra i colleghi finiti in carcere, che si aggiungono alle altre decine di arrestati subito dopo il fallito colpo di stato, anche cronisti della carta stampata o di siti di informazione online e blogger. Molti i nomi noti, tra cui quello di Nazli Ilicak, 72 anni, firma di punta di molti quotidiani e commentatrice televisiva.
Una vera e propria repressione della libertà di espressione e di informazione quella messa in atto dal regime turco che ha portato in piazza nei giorni scorsi, per la prima volta dalla notte del 15 luglio, partiti e organizzazioni per i diritti umani.
Nei giorni immediatamente successivi al tentato colpo di stato, l’authority per le comunicazioni aveva sospeso le trasmissioni di 24 emittenti Tv e radio ed erano stati ritirati i tesserini a 34 giornalisti.
Nelle stesse ore in cui scattava la retata per i giornalisti, venivano arrestati anche 31 professori universitari, accusati di aver sostenuto la rete di Fethullah Gulen che Ankara ritiene la mente del fallito golpe.
La Commissione turca per l’Istruzione superiore (Yok) ha sospeso, ad oggi, più di 5.300 dipendenti. Nel dettaglio la sospensione degli incarichi è scattata per 5.342 dipendenti di università statali e private. Azioni legali sono poi state intraprese nei confronti di 6.792 dipendenti del personale accademico e 1.545 dell’amministrazione.
Nonostante l’annientamento della rete di istruzione nazionale, la Commissione ha tenuto a precisare che gli studenti delle università che sono state chiuse potranno proseguire il loro percorso di studi in altri atenei privati o statali nelle loro province con lo status di ”studente speciale”.
L’azione repressiva voluta da Edogan non risparmia neanche lo sport.
Le autorità turche hanno infatti emesso un mandato d’arresto per l’ex calciatore di fama internazionale Hakan Sukur, accusato di legami con Gulen. Sukur è accusato dalla Procura di “appartenenza ad un gruppo terroristico”. Il 44enne ex stella della nazionale di calcio turca ha lasciato il Paese con la sua famiglia lo scorso anno, dopo aver concluso la sua carriera sportiva nel 2008. Nel 2011 era stato eletto consigliere del partito di governo Giustizia e sviluppo (Akp) alle consultazioni locali di Istanbul, ma due anni dopo aveva rassegnato le dimissioni rompendo con la forza politica guidata dall’attuale presidente della repubblica Recep Tayyip Erdogan per la sua vicinanza alla confraternita di Fethullah Gulen. Nel 2015 lo stesso Erdogan ha citato in giudizio Sukur per offese al capo dello Stato. Sukur, che ha giocato anche in Italia con le maglie di Torino, Inter e Parma, rischia fino a quattro anni per alcuni tweet pubblicati nel febbraio del 2015. Insomma, chiunque esprima liberamente il proprio pensiero, contrapponendosi al regime di Erdogan, diventa un obiettivo da abbattere.  Chiunque non sia allineato è un bersaglio, per questo Articolo 21 continua a sostenere la libertà di stampa in Turchia e continua a ribadire, anche con azioni dimostrative, #nobavaglioturco.

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