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Preso il reclutatore dei terroristi Isis in Italia

 

Le forze libiche di Zintan, alleate del generale Halifa Haftat che non riconosce il governo unitario di Tripoli guidato da Fayez Serraj hanno catturato il tunisino Moez ben Ahmed al-Fezzani segnalato dalla polizia italiana come il capo di una rete di reclutamento di jiadisti per l’ISIS e diventato uno dei leader del Califfato in Libia. Anche gli americani avrebbero assestato ieri un duro colpo all’ISIS uccidendo con un Drone l’emiro di Tripoli dell’organizzazione jiadista,il libico Ahmad al-Hamali.Fuggito durante l’offensiva contro lo Stato islamico,al-Fezzani sarebbe stato fermato al confine con la Tunisia dove stava cercando di rientrare.
Al-Fezzani è una vecchia conoscenza degli inquirenti italiani. Arrivato in Italia negli anni Ottanta, è stato bracciante,muratore,spacciatore di Hashish: diventa un militante islamico, radicale a Milano, dove frequenta il centro di viale Jenner e la moschea di Via Quaranta. Insieme a Sassi Lassaad, altro terrorista morto a Tunisi nel 2006,mentre capeggiava una rivolta,si occupava di reclutare mujahedddin da spedire nelle zone dell’Afaghanistan controllate da Al-Qaeda.
Al-Fezzani è il terrorista più ricercato della Tunisia che lo ritiene responsabile dell’assalto alla città di Ben Guardane nello scorso marzo 2016. Negli scontri rimasero uccise 58 persone. Secondo un rapporto dei servizi segreti italiani del gennaio 2015,elaborato nel gennaio 2015,elaborato dopo l’attacco a Charlie Hebdo,al-Fezzani era in una lista di 25 ijadisti partiti per la Siria nel 2013 per combattere nelle file dell’ISIS. Dalla Siria sarebbe passato poi in Libia per assumere il comando del Califfato a Sabratha.
Ma la storia di estremista di al-Fezzani comincia molto prima dell’ascesa del Califfato. Il suo nome figurava nell’elenco di 35 residenti in Italia partiti per l’Afghanistan ai tempi di Al-Qaeda e delle Torri Gemelle.
Tre di loro erano stati consegnati all’Italia,tra questi lo stesso al-Fezzani catturato dagli americani a Peshawar in Pakistan.
Restituito all’Italia nel 2009 era rimasto in carcere fino all’assoluzione nel 2009 da parte del tribunale di Milano che aveva giudicato un “ideologo ma non un combattente”.Il ministero dell’Interno lo espulse in quanto lo considerò “soggetto pericoloso”. Soltanto dopo quando al-Fezzani era ormai lontano, la Corte di Appello aveva ribaltato il primo verdetto condannandolo a sei anni di reclusione per associazione a delinquere con finalità di terrorismo.
Il nome di al-Fezzani ritorna nel 2015:secondo i tunisini, sarebbe uno dei terroristi dell’attacco al museo del Bardo in cui persero la vita anche quattro italiani mentre dal campo di addestramento da lui diretto a Sabratha sarebbe venuto il killer dei turisti uccisi sulla spiaggia di Sousse.
Secondo altre informazioni, il nome di al-Fezzani figura nelle indagini sul sequestro dei quattro tecnici italiani della Bonatti. Dopo otto mesi di prigionia, due di loro, Failla e Piano ,morirono in circostanze mai del tutto chiarite proprio a Sabratha ,dove al Fezzani era il capo dell’ISIS in un contesto assai complicato dove le bande armate garantivano la sicurezza degli impianti petroliferi stranieri(dove c’erano anche quelli italiani).
Se fosse alla fine confermata la sua cattura da parte delle forze leali al generale Khalifa Hafthar, l’Italia per interrogarlo o arrestarlo dovrebbe svolgere una trattativa molto complicata con il governo libico di Tobruk, acerrimo rivale dell’altro governo libico di Tripoli. Un caso complesso per capire il ruolo e le responsabilità effettive del terrorista tunisino.

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