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Oli mpiadi

 

In occasione dell’apertura olimpica alla presenza fisica di tutti i capi di governo planetari e via etere dei loro popoli,  la brasiliana terra prescelta ha ritenuto di trasmettere messaggi volti a una sorta di coming out per chieder venia dei peccati pregressi contro i nativi e le stirpi amazzoniche. Nulla di passionale e romantico: giusto doverosi dettagli tecnici per conquistare benevolenza. I giochi, esperito l’atto di dolore e la promessa di mai più peccare, possono pertanto iniziare in pace e serenità e che vinca il migliore e che l’importante è partecipare…

Il Brasile, con i suoi oltre 200milioni d’abitanti, è territorio planetario che vanta il più elevato numero di ghetti (favelas) addentro ai quali pulsano ed esplodono esistenze umane che il resto della Terra, molto semplicemente,  preferisce agglomerare nel folklore  brasileiro, sì da poter aggiungere un certo ulteriore fascino per politica, turismo e (evidentemente) olimpiadi.  E’ dentro lì e immediatamente fuori di lì che esistono e insistono ulteriori milioni  vite (oltre agli indigeni primordiali bistrattati) delle quali ufficialmente frega nulla a nessuno. Il primato spetta ai neri perché, infatti, ogni circa 20 minuti le forze dell’ordine ne ammazzano uno

Questo è genocidio perpetrato in tutto il Brasile  ogni giorno, compresi (e soprattutto) i giorni olimpici.

Come ovviare al massacro? Nel modo più semplice: essere scelti per ospitare le Olimpiadi. Quale  mezzo migliore di quello per diventare (seppur in un flash dai costi miliardari) unti dal Signore agli occhi del mondo intero, fulgido esempio di fratellanza, libertà, pace?

 

 

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