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Nel 2015 ben 19,2 milioni di sfollati a causa dei disastri naturali

 

Ad una settimana dal terremoto che ha colpito il centro Italia e alla vigilia della Giornata per la Custodia del Creato, Caritas Italiana pubblica un Dossier per riflettere su questi temi a livello globale. Dal 2008 al 2014 oltre 157 milioni di persone costrette a spostarsi per eventi meteorologici

ROMA – Il pianeta terra è la casa comune di tutta l’umanità. E – come ci ricorda Papa Francesco con l’enciclica Laudato si’ – c’è un legame forte e imprescindibile tra uomo e natura. A sottolinearlo è la Caritas Italiana, che ricorda come “i tragici eventi che hanno colpito il nostro Paese, accanto alla preghiera e alla mobilitazione solidale, ripropongono con forza il tema della prevenzione e della responsabilità”.

Il direttore di Caritas Italiana, don Francesco Soddu, ieri si è di nuovo recato nei luoghi colpiti dal sisma per testimoniare ancora una volta vicinanza e accompagnamento, ma anche l’impegno della Caritas di restare accanto alle persone per ripartire proprio dalle relazioni e dal tessuto sociale.
“Come ha sottolineato il vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili nell’omelia di ieri ad Amatrice – ribadisce don Soddu –  dobbiamo sempre ricordarci che ‘il terremoto non uccide, ma uccidono le opere dell’uomo’. È necessario dunque uno sforzo collettivo di ricognizione e di revisione e un impegno individuale. Ciascuno nel proprio ambito, ma avendo presente la portata globale del compito. Nella certezza che – come ha messo in rilievo il vescovo di Ascoli Piceno, Mons. Giovanni D’Ercole – ‘il terremoto, come la malattia il dolore e la morte, possono strapparci tutto eccetto l’umile coraggio della fede’”.

Anche il Messaggio dei Vescovi per la 11ª Giornata Nazionale per la Custodia del Creato,  “La misericordia del Signore, per ogni essere vivente”, vuole essere un invito, in questo anno giubilare, a vivere tanto nell’esperienza di fede che nei comportamenti quotidiani, la dimensione della misericordia divina. “È necessario dunque l’impegno di tutti per rendere concreta una vera alleanza tra il pianeta e l’umanità – sottolinea la Caritas -: occorre un cambiamento degli stili di vita personali, ma anche un’incisiva azione collettiva, e una vigilanza costante”.
“In vista della colletta nazionale del 18 settembre – aggiunge don Soddu -, alla luce anche del concomitante Congresso Eucaristico Nazionale, l’auspicio è che si moltiplichino le attività di animazione e sensibilizzazione delle comunità locali, affinché sia vissuto pienamente come momento di condivisione, frutto di carità, e di koinonia”.

Il Dossier Caritas. Anche in questa prospettiva, Caritas Italiana pubblica oggi un Dossier con dati e testimonianze dal titolo “Per un’ecologia umana integrale. Salvare il pianeta, salvare i poveri, salvare l’umanità”.
Dal 2008 al 2014 – si legge nel Rapporto –  oltre 157 milioni di persone sono state costrette a spostarsi per eventi meteorologici estremi. Tra le cause che costringono famiglie e comunità ad abbandonare le proprie abitazioni, soprattutto tempeste e alluvioni. Queste hanno rappresentato l’85% delle cause, seguite proprio dai terremoti. Oggi le persone hanno il 60% in più di probabilità di dover abbandonare la propria casa rispetto al 1975. Solo nel 2015, sono 19,2 i milioni di sfollati a causa di disastri naturali in 113 Paesi, con India, Cina e Nepal a detenere il triste primato.

“È facile prevedere che questo porterà intere popolazioni a patire enormi difficoltà nel soddisfacimento dei bisogni elementari, specie se alla scarsità delle risorse e alla gravità dei fenomeni meteorologici estremi si assoceranno conflitti per il controllo delle risorse, aumento della violenza e disgregazione sociale”, si legge.
Gli effetti del cambiamento climatico interagiscono inoltre con altre variabili, di tipo socio-economico ma anche politico come l’uso del suolo e la gestione delle risorse idriche: cementificazione e pratiche agricole che riducono la capacità del terreno di assorbire l’acqua, accaparramento di terre e land grabbing sono, infatti, tra quelle pratiche destinate ad amplificare gli effetti dei cambiamenti climatici, ponendo le premesse per migrazioni forzate.
Secondo il Programma delle Nazioni Unite sull’ambiente (UNEP), nel 2060 in Africa ci saranno circa 50 milioni di profughi climatici. Ancora più pessimiste le stime di Christian Aid, che prevede circa 1 miliardo di sfollati ambientali nel 2050. Considerando l’enorme numero, attuale e futuro, di migranti per cause ecologiche, il XXI secolo potrebbe essere definito come il “Secolo dei rifugiati ambientali”.

L’Asia è la regione al mondo più a rischio catastrofi: in quest’area si concentra il 70% di vite umane perse a causa dei disastri. Ma anche l’Italia ha urgenza di mettere in atto strategie di adattamento rispetto alle conseguenze dei cambiamenti del clima che sono già in corso. “Occorre, inoltre, attivare una mobilitazione a tutti i livelli, dai cittadini alle municipalità, dalle regioni al governo nazionale, per mettere in campo azioni in risposta a queste sfide”, si legge.

Il Dossier riporta poi esempi di interventi realizzati proprio in Asia e un appello ai leader del G7 che si riuniranno in Italia nel maggio del 2017: accelerare il percorso di ratifica e realizzazione degli impegni assunti con la conferenza sul clima di Parigi, del dicembre 2015 e partire dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) devono essere il punto di partenza per un percorso di reale cambiamento negli attuali sistemi di vita e di produzione.

Il Dossier segue i 16 già pubblicati a partire dal gennaio 2015 e dedicati i temi della crisi in Grecia, del conflitto in Siria, della condizione dei carcerati ad Haiti, dello sfruttamento lavorativo in Asia, della condizione giovanile in Bosnia ed Erzegovina, delle migrazioni nel Corno d’Africa, dei cristiani perseguitati in Iraq, dello sfruttamento ambientale nella Repubblica del Congo, sulla salute mentale e dignità dei malati nei paesi balcanici, sullo sviluppo sostenibile in Asia, America Latina e Africa, su povertà e disuguaglianza ad Haiti, sul diritto alla salute in Africa, sulla questione della guerra siriana, sulla tratta di essere umani a partire dalla situazione in Nepal, ancora, sulla crisi economica in Grecia e sul tema dei rifugiati e dei rimpatri ad Haiti.

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Da redattoresociale

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