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Turchia. Arresti, censure, processi… E ora chi può permettersi di contestare Erdogan?

 

Una notte drammatica, con duecento morti e più di 15oo arresti. Ma non è niente rispetto a quello che potrà avvenire dopo che il tentato golpe si è trasformato in un putsch, come tante altre volte in Turchia. Mutuando il gesto della rabbia dai Fratelli musulmani davanti a una folla delirante, Erdogan ha ringhiato senza mezzi termini: “Adesso la pagheranno cara”. Una minaccia grave detta da un sultano che già islamizzato il Paese, annullato l’opposizione, massacrato i curdi e soprattutto raso al suolo la libera stampa. Un oligarca con il sogno di un nuovo impero ottomano che cercherà di trasformare una già limitatissima democrazia in una ferrea dittatura. La struttura c’è: pian piano si è costruito un dominio assoluto con i suoi pretoriani, usando l’arma della repressione per qualsiasi forma di dissenso. Messi in galera giornalisti del quotidiano indipendente “Cumhuriyet”, posto “Zeman”, il giornale più diffuso, in amministrazione controllata per “propaganda terroristica”, processato vignettisti, chi può permettersi ora di contestarlo? Incurante dei gridi di allarme di tutte le associazioni per i diritti umani, adesso ha anche la “scusa” di combattere i nemici interni per volare verso un controllo assoluto.

Dalla folle notte di Ankara (e di Istanbul) resta solo un dato confortante: il rifiuto dei militari di sparare sulla folla. Ma anche l‘ambiguità delle forze armate, divise sempre più in fazioni e anche la presa di posizione morbida, pressocchè inesistente, dei leader occidentali che sono rimasti alla finestra limitandosi a non ospitare il fuggitivo che ha lanciato il suo appello attraverso gli stessi mezzi (uno smartphone) che ha sempre combattuto. Forse perché si è sempre avuto paura di questo Paese che ha lo spartiacque in quel Bosforo che divide l’occidente dall’Islam. Ma il progetto del nuovo sultano è ormai evidente. E c’è da avere paura, come ai tempi di “mamma li turchi”. Soprattutto perché gli stessi turchi tifano per il neo-ottomanesimo.

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