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Roberto Morrione: la dignità della speranza

 

A differenza di molti di voi, per motivi di età, non conoscevo Roberto Morrione: non l’ho mai incontrato e, purtroppo, non ho fatto a tempo ad essere suo allievo. Eppure, se sono qui, se scrivo su questo sito, se combatto determinate battaglie e inseguo ideali spesso in contrapposizione con le tendenze dominanti nella nostra società in declino, è perché siamo tutti figli di Morrione o, per meglio dire, della sua idea, della sua concezione e del suo modo di interpretare il giornalismo.
“Fai ciò che devi, accada quel che può” era solito dire, invitando i colleghi, e in particolare i giovani, a non chinare la testa, a non arrendersi, a non lasciarsi andare alla logica asfissiante di chi si adegua, di chi tace, di chi cede e nasconde le notizie, di chi ha paura e si autocensura, di chi mente, di chi sacrifica la propria dignità e la nobiltà di questa professione pur di fare carriera.

Morrione no, è stato l’esatto opposto: è stato un combattente con il gusto della vita, capace di appassionarsi ad ogni sfida con l’entusiasmo di un bambino, capace di accompagnare Prodi nella cavalcata ulivista del ’96 con un impegno che avrebbe sfiancato un ventenne, capace di lottare anche contro il male che se lo è portato via troppo presto, non rinunciando ad un solo istante per spendere fino all’ultima energia in difesa dei giornalisti minacciati, querelati e sottoposti a soprusi e umiliazioni d’ogni sorta, a sostegno della categoria ma non acriticamente, anzi non tacendo mai sulle troppe degenerazioni cui siamo andati incontro nel corso degli anni.
Non l’ho conosciuto, ribadisco, ma ho avuto la fortuna di conoscere molti di coloro che hanno condiviso con lui decenni di passioni e di avventure e posso garantirvi che non mi è mai capitato di incontrare tanti magnifici rompiscatole nello stesso posto, di assistere a riunioni tanto intense, tanto profonde e tanto ricche di passione civile, di partecipare a duelli rusticani di tale intensità, nel solco di una lezione morale che va al di là dei confini della vita e del destino.

Una volta sentii persino un racconto, a metà fra il mitico e il leggendario, in base al quale Morrione, in un’occasione, si sarebbe arrabbiato così tanto che avrebbe spaccato un tavolo a pugni: non un isterico ma un guerriero, capace di difendere le proprie idee con un vigore sconosciuto a chi si lascia vivere e si rassegna sempre all’esistente.
La bellezza di Morrione, al contrario, era proprio questa: lui non si rassegnava mai, non accettava questo intricato mondo così com’è, non si fidava, e anzi disprezzava, le verità ufficiali, i santoni, i guru, i “ghe pensi mi” e tutti coloro che si sforzavano di convincere l’opinione pubblica di avere il sole in tasca e la ricetta giusta per tutto.
A Morrione piaceva la libertà, adorava la libertà, innanzitutto quella di pensiero e d’espressione: non a caso, è stato una delle nostre colonne, uno dei nostri simboli, uno dei nostri modelli e punti di riferimento, proprio per questo suo essere un orgoglioso e tenace bastian contrario, sempre in opposizione a quanti chiedono un voto al buio e una fiducia senza limiti né contrappesi.

Morrione, invece, amava dire no: spesso, quando lo riteneva giusto, senza mai lasciarsi andare a toni distruttivi o ad argomentazioni da disfamondo; un no propositivo, partigiano, resistenziale; il no di un resistente che conosceva il valore della radicalità e aborriva ogni forma di radicalismo.
Cinque anni senza di lui, senza la sua grinta, senza i suoi sogni e la sua visione aperta sul futuro; eppure, come tutti i grandi, la sua eredità vive e cammina sulle nostre gambe, le sue sfide sono oggi le nostre, il suo impegno vive in noi e ha animato le svolte, le riflessioni e gli approfondimenti che abbiamo compiuto in questi anni.
Perché da Roberto tutti noi abbiamo imparato soprattutto a non avere mai paura del domani: lui era la dignità della speranza e noi abbiamo deciso di innaffiare quel seme e di farlo germogliare, finché è diventato bellissimo, come tutto ciò che nasce per essere immortale, come tutti gli uomini che sanno andare oltre se stessi e, per questo, continuano a vivere negli altri, negli occhi e nel cuore di chi li ha amati.

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