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Caso Regeni. Cantini nuovo ambasciatore al Cairo. Gli sviluppi dell’indagine e le mosse del governo italiano

 

Di Piero Pantucci

L’unica vera novità sul caso Regeni – ed è una novità che lascia perlomeno perplessi – è la riapertura della sede diplomatica al Cairo. Quella sede, per l’esattezza, non era mai stata chiusa formalmente; ma il richiamo a Roma dell’ambasciatore Massari “per consultazioni” (formula canonica che di fatto congela i rapporti diplomatici) era stata l’unica, concreta iniziativa politica, assunta dal ministro degli Esteri Gentiloni all’indomani del fallito vertice romano fra la Procura di Roma e gli inquirenti egiziani. In quella circostanza (8 aprile) Gentiloni lasciò anche intendere che questo era solo il primo passo, e altri ne sarebbero seguiti se l’Egitto non si fosse deciso a collaborare seriamente per far emergere tutta la verità sul rapimento e l’assassinio di Giulio Regeni.

Ma non c’è stato alcun ulteriore passo (neppure quello, suggerito dal senatore Manconi, di dichiarare l’Egitto paese “non sicuro”). Anzi. La nomina di un nuovo ambasciatore al Cairo azzera gli effetti (se c’erano stati) del richiamo di Massari e ristabilisce la normalità delle relazioni diplomatiche, proprio come aveva invocato Al Sisi, lamentando un eccesso di “pressione politica”. Di più. Il nuovo ambasciatore, Giampaolo Cantini (nella foto) è uomo di vasta esperienza e capacità (era il Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del ministero degli Esteri), ma il suo predecessore, Maurizio Massari, era ostentatamente sgradito all’Egitto per il suo atteggiamento, da subito molto critico nei confronti degli inquirenti egiziani, per come stavano conducendo l’inchiesta. Ora Massari non viene punito (il nuovo incarico – Rappresentante permanente dell’Italia a Bruxelles – è di alto prestigio), ma il suo definitivo allontanamento dalla sede cairota sembra quasi dare una soddisfazione all’Egitto, al quale il precedente ambasciatore era inviso.

Renzi ha spiegato: “Per evitare che la sede del Cairo rimanga anche simbolicamente senza ambasciatore, considerando la situazione particolare per evitare anche un solo giorno di mancanza di ambasciatore abbiamo individuato in Giampaolo Cantini, grande esperto di Nord-Africa, il nuovo ambasciatore in Egitto”. Benissimo. Ma questa esigenza non era presente al governo italiano quando fu deciso il richiamo di Massari? Cosa è cambiato rispetto all’8 aprile? Forse alla Farnesina e alla Procura di Roma valutano, diversamente dalla generalità degli osservatori, che il vertice dei giorni scorsi al Cairo, al quale ha preso parte una delegazione con esponenti della polizia e dei carabinieri, abbia registrato significative aperture da parte egiziana.

Il punto forse è tutto qui. Da quell’incontro e dal materiale acquisito domenica scorsa a Cairo, gli inquirenti italiani potrebbero aver individuato tracce finalmente consistenti. Nutriamo seri dubbi che questo sia avvenuto, ma può essere che il lavoro che gli esperti stanno compiendo nell’analisi della documentazione e dei verbali, che gli investigatori stanno facendo tradurre, dia dei risultati. Su un aspetto, in particolare, si sta ora concentrando l’attenzione della Procura romana: le annotazioni in lingua araba scritte da Giulio Regeni sul suo pc. Sono note relative a colloqui che il ventottenne ricercatore friulano aveva avuto con ambulanti arabi, l’ambito nel quale si svolgeva la sua ricerca. Le schede scritte in arabo – scrive l’agenzia AdnKronos – “si riferiscono ai contatti avuti da Regeni con le persone che interessavano la sua ricerca. Nel pc compare una cartella che riporta in lingua araba l’esito dei suoi colloqui redatti dallo stesso ricercatore. Quanto alle fotografie di persone arabe non identificate, in Procura si sottolinea che non ci sono foto di interesse investigativo”.

Speriamo. Ma per ora non si può non condividere lo stupore del vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, Erasmo Palazzotto (Sinistra Italiana): “Quindi l’ambasciatore italiano dall’Egitto lo abbiamo ritirato per sostituirlo? Ed ora torniamo a far finta di niente?”.

Da jobsnews

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