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Terra dei fuochi: “Che le future generazioni possano benedirci e non maledirci”. Intervista a Padre Maurizio Patriciello

 

In un sabato d’Aprile siamo nel quartiere Parco Verde di Caivano (NA). Caivano come Scampia un obbrobrio in cui hanno ammassato tanta gente, di cui sono responsabili i politici e gli architetti che hanno pensato e realizzato questi quartieri/ghetto, in cui è impossibile vedere un vigile per giorni e le poche aree verdi destinate inizialmente ai giochi dei bambini diventano punto di riferimento e di ritrovo di tossico dipendenti.

“Quando ho visto che qui non c’era niente e ho capito che dovevo incominciare io, perché quando qui arriva questa “puzza” non si respira, qua veramente non si vive, abbiamo incominciato ad organizzare convegni, ad invitare gente”.

Don Patriciello ricorda che erano i giorni in cui il  Ministro Lorenzin parlava di cattivi stili di vita collegati alle morti in Terra dei Fuochi, ed in risposta a questa infelicissima dichiarazione fu deciso di chiamare le mamme, di metterle insieme. “Sapevo che avrei pagato un prezzo. Sono andati a scomodare fior fiori di intellettuali per domandare cosa ne pensassero di don Patriciello”, continua il padre, ricordando che le risposte erano indirizzate ad una sua esagerazione, ma la sua risposta è determinante e spiazzante:” Perché sto esagerando? Questo bambino è esistito veramente? È morto a due anni. Di che cosa avete paura? Della sua faccia?”, e mima il gesto delle foto che furono mostrate nelle tante manifestazioni. “Di che cosa avete paura, di sua mamma? Riccardo, Antonio, Dalia sono esistiti? Dovrebbero essere i medici a farsi avanti. Noi quando andiamo dal medico non diciamo ho la polmonite, ma diciamo:dottore la febbre mi sale la sera e si abbassa la mattina, ho i brividi di freddo. Sta al medico dirmi cosa ho. Noi abbiamo detto al Parlamento, al Governo, alla Regione, ai mass media, i sintomi sono questi, noi viviamo questi sintomi, cosa succede? Dovete dirlo voi. I sintomi te li porto io, e se non ci credi ti porto le prove, e qui arriva anche il lavoro di Mauro Pagnano con tutte le foto,i filmati e tutto il resto. Io sono un prete e credo che ci sia la divina provvidenza,perchè prima sono diventato collaboratore di AVVENIRE, che poi è sceso in campo,poi dopo ,l’episcopato campano che ha firmato tre documenti. Noi non è che abbiamo risolto un granché, però, forse la nostra azione è servita a dare coraggio a piccoli gruppi. Io adesso vado a Torino e prima di Torino vado in Puglia, però se non si fa rete ragazzi ,non si fa niente. Intanto la Laudato sii, l’enciclica di Papa Francesco non deve finire nel dimenticatoio. Sia veramente la nostra bussola per le generazioni che verranno, per tutti i credenti e non credenti. E il papa lo dice chiaramente. Passa dall’affrontare i problemi a livello mondiale fino al livello personale. Io invece ho sempre il desiderio di arrivare a tutti. Chiediamo al Signore di avere un occhio che guardi al locale e l’altro all’universale. Ma la gente si sente piccola di fronte i disastri mondiali. Cosa vuoi che io faccia? Ma prima uno sguardo locale,che cosa avviene nella mia terra, però se è solamente a livello locale siamo solo un piccolo comitato. L’altro è avere lo sguardo universale, perché altrimenti diventa inutile sia il primo sguardo che il secondo sguardo. Bisogna avere uno sguardo doppio. Quando vado in giro spesse volte mi è capitato di sentire qualcuno che ha una grande pietà verso di me , accogliamo questo prete che viene dalla terra dei fuochi e la prima cosa che mi tocca fare è smontare, perché se voi pensate di essere l’isola felice, bene o male stamm tutt quand ngopp o stess schiannetiell (bene o male siamo tutti sullo stesso sgabello). Noi forse qui abbiamo avuto questa fortuna perché il fumo è un impatto immediato e la gente mi dice:- padre , ma che cosa è? -E io dico: -e cosa posso fare?-Il male più insidioso è quello che non si vede.

12966138_10206707093852147_1957220123_nQuando la camorra si presenta con il con la coppola e la lupara io posso pure tentare di difendermi ma quando si presenta con la cravatta e la ventiquattrore io come faccio a capire?

Tutta questa cosa deve essere chiara.
Uno – fare dell’Enciclica la nostra bussola.
 Due – renderci conto che questa storia ci riguarda tutti.
Tre –  scendere in campo insieme, perché un conto è che don Maurizio scenda in piazza da solo, un conto è che a Taranto scendono insieme siciliani e napoletani. Il Papa dice: la società attraverso organismi non governativi e associazioni intermedie deve obbligare i governi a sviluppare normative e procedure e controlli più rigorosi se i cittadini non controllano il potere politico nazionale regionale e municipale neppure è possibile un contrasto ai danni ambientali.
Allora occhi tutti quanti, nessuno se ne può lavare le mani, ognuno deve fare la sua parte. I medici devono fare i medici, se le dicono i medici certe cose hanno più valore . I don Abbondio non servono. Se rischiamo la vita la rischieremo tutti, se dobbiamo fare qualcosa di bello la faremo tutti e se dobbiamo prenderci un applauso ce lo prendiamo tutti. Se le future generazioni dovranno benedirci non è giusto che la benedizione sia solo su di me ma per tutti coloro che si sono impegnati. E che le future generazioni possano benedirci e non maledirci.”

E’ stato tutto troppo bello per raccontarlo in un pezzo che possa far sentire la pelle d’oca quando don Maurizio nominava Antonio, Dalia, Riccardo, e con essi tutti gli angeli volati via in quei quartieri, di quei paesi abusati, di cui a raccontar dei fumi mi si stringe il cuore.
Ed è di una storia di cuori a pezzi che alle generazioni future vorremmo non raccontare, ma alta resti l’attenzione, spalancati siano gli occhi e mai più zitti.

Foto di Vincenzo Aiello

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