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Referendum bestiale

 

Premessa. Mi sono concessa un periodo di decontaminazione da umano essere oggi affetto da politically correct, sottoinsieme del movimento decadentista/nichilista cui ormai apparteniamo noi umani emersi più o meno negli anni 50/60 del secolo scorso e gli umani “emergenti” a far capo dagli inizi del secolo in corso. Per circa 15 giorni sono stata esclusivamente a contatto con gli altri animali (ancora) in perfetta sintonia, per sensibilità d’equilibrio con la natura delle cose e con l’ambiente di cui fanno parte integrante -seppur in afrore di pericolosa precarietà- che noi umani abbiamo perduto.

La premessa perché in quel lasso di tempo e nella settimana successiva al rientro la repulsa per l’informazione socio-politica è stata (e ancora è)  intensa e immensa. Tuttavia il 17 aprile del referendum volevo (dovevo) esserci: la libertà d’espressione è dono prezioso che ho avuto gratis da milioni di essere umani che negli anni precedenti ai ’50  per farmi questo regalo hanno sacrificato la propria vita. Ma sono stata in compagnia di neppure 16milioni di italiani. All’appello ne mancavano circa 30 milioni, da qui il non raggiungimento del quorum e dunque  lo sperpero di 300milioni compiacente il capo di governo che, ben guardandosi dal supportare election day con le amministrative a breve,  orientava il popolo all’astensione e perciò quel voto, giurava, sarebbe stato “uno spreco”.  Io ho votato SI, ma m’inchino ai circa 3milioni di connazionali che hanno votato NO perché, come me,  hanno sentito il bisogno di esprimersi in proprio.

Occhio popolo dei 30 (milioni, mica dei 30 denari) ché la libertà d’espressione viaggia a braccetto con quella dell’informazione. Sarà mica perciò che dal disonorevole 74esimo posto siamo  scesi al 77esimo?!

PS il Botswana (cfr. decontaminazione di cui sopra) si attesta  al 43esimo (!) e vi assicuro che la classifica è stata fatta solo sugli umani non su altre specie animali

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