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La ministra Guidi, mollata da Renzi e dal Pd, si dimette. Ma dalle intercettazioni emerge un Pd colluso, che deve spiegare

 

Il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Renzi annunciandogli le sue dimissioni dal governo. “Caro Matteo sono assolutamente certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato. Credo tuttavia necessario, per una questione di opportunità politica, rassegnare le mie dimissioni dall’incarico di ministro. Sono stati due anni di splendido lavoro insieme. Continuerò come cittadina e come imprenditrice a lavorare per il bene del nostro meraviglioso Paese”. Dagli Stati Uniti, il premier Renzi ha risposto praticamente in tempo reale: “Cara Federica, ho molto apprezzato il tuo lavoro di questi anni. Serio, deciso, competente. Rispetto la tua scelta personale, sofferta, dettata da ragioni di opportunità che condivido: procederò nei prossimi giorni a proporre il tuo successore al capo dello Stato. Nel frattempo ti invio un grande abbraccio. Continueremo a lavorare insieme perché l’Italia sia sempre più forte e solida. A presto, Matteo”. È il segno che le dimissioni della ministra Federica Guidi erano state sollecitate, richieste e forse imposte dallo stesso premier, nelle ore in cui palazzo Chigi ha tremato per le notizie diffuse sulla torbida vicenda della costruzione di Tempa Rossa, il sito lucano di estrazione del greggio, del valore che supera il miliardo e mezzo di euro, e oggetto degli appetiti voraci di alcuni imprenditori, tra i quali il convivente della ministra, Luca Gemelli. Al di là del linguaggio apparentemente politically correct delle due letterine, la diffusione delle intercettazioni mette in oggettiva difficoltà l’intero esecutivo, dalla Boschi, sostanzialmente complice della ministra Guidi nel passaggio dell’emendamento “sblocca-appalto”, ad alcuni sottosegretari, chiamati in causa dai protagonisti della vicenda, tutti incriminati dalla procura di Potenza. La velocità delle dimissioni, offerte e accettate, ha un solo significato per Palazzo Chigi: chiudere tempestivamente una vicenda torbida, far calare una pietra tombale sul “familismo amorale” che sta cogliendo diversi esponenti di spicco dell’esecutivo Renzi, dimostrare un atteggiamento decisionistico alla vigilia di scadenze istituzionali ed elettorali importanti. E lunedì, lo stesso Renzi è atteso a una Direzione nazionale del Pd che a questo punto, oltre al referendum sulle Trivellazioni, si arricchisce di un nuovo capitolo.

Le reazioni nell’entourage renziano: si scarica subito la Guidi, si difende la Boschi. Parola d’ordine, fare presto

“È gravissimo che Federica non ci avesse detto chi fosse e che cosa facesse il fidanzato”, si sfogano fonti di maggioranza alla luce dell’intercettazione e dopo aver ricostruito l’iter dell’emendamento “incriminato”. E, a differenza del precedente di Maurizio Lupi, quando il premier attese le dimissioni in nome del garantismo, stavolta si è fatto capire alla titolare del Mise che la scelta doveva essere tempestiva. Entrata al governo in nome delle tramontate larghe intese con Silvio Berlusconi, Guidi, raccontano ora fonti di maggioranza, non si era mai messa in mostra per un particolare protagonismo nel governo. Ora al suo rientro, Renzi controfirmerà le dimissioni formali del ministro al Capo dello Stato e, a quanto si apprende, prenderà per un breve periodo l’interim al Mise in attesa di scegliere il successore. Ogni toto-nomi è prematuro ma oltre al nome di Andrea Guerra, tornato in realtà al settore privato dopo un anno come consulente del governo, gira quello di Teresa Bellanova, molto stimata dal presidente del consiglio che l’ha promossa nel mini-rimpasto di governo da sottosegretario al Lavoro a viceministro dello Sviluppo. La linea garantista del governo, che Renzi sostiene, si è oggi infranta davanti al comportamento del ministro. Che, secondo quanto denunciato dal Gruppo 5Stelle e testimoniato in una videoregistrazione, aveva provato a far passare un emendamento a sua firma già nello Sblocca-Italia per sbloccare l’impianto di Tempa Rossa. E senza informare nessun membro del governo del ruolo del compagno, era tornata alla carica nella legge di stabilità. “Il problema è dunque a monte dell’intercettazione”, spiegano i renziani giustificando la linea del silenzio. Non una dichiarazione, infatti, è stata fatta dal Pd a difesa del ministro. Facendo capire che nessuno era disposto ad alzare, né oggi né nei prossimi giorni, barricate in sua difesa. Anzi, l’orientamento era di chiudere il prima possibile il caso per non esporre tutto il governo al fuoco di attacchi politici e mediatici. Totalmente estranea alla vicenda, sostengono in maggioranza, è invece Maria Elena Boschi, citata dalla Guidi nella telefonata con il fidanzato. “Chiunque conosce l’iter delle leggi sa che il ministro dei Rapporti con il Parlamento vaglia a livello tecnico e giuridico tutti gli emendamenti del governo alla legge di stabilità”, è la linea dei dem in difesa del ministro già sotto i riflettori per la vicenda che coinvolge il padre.

I passaggi salienti delle intercettazioni

“E poi dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se è d’accordo anche Maria Elena, quell’emendamento che mi hanno fatto uscire…alle quattro di notte!”. È il 5 novembre del 2014 e il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi rivela al suo compagno Gianluca Gemelli – titolare di due società che operano nel settore petrolifero e indagato dalla procura di Potenza per concorso in corruzione e millantato credito (il gip non ha accolto la richiesta di arresto) – una notizia ancora riservata. Un annuncio che, dicono gli inquirenti, favorirà proprio Gemelli, poiché il provvedimento che sarà poi inserito nella Legge di stabilità avrebbe agevolato l’iter delle autorizzazioni necessarie alla realizzazione del progetto ‘Tempa Rossa’, il giacimento petrolifero della Basilicata la cui base logistica è prevista a Taranto nella raffineria Eni. Un progetto dal valore complessivo di 1,6 miliardi e sul quale Gemelli aveva diverse mire. Il 5 novembre, alle 17.10, gli investigatori sentono dunque il ministro dire al compagno: “…quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte…alle quattro di notte…! rimetterlo dentro alla legge… con l’emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa.. ehm…dall’altra parte si muove tutto”. A quel punto il compagno chiede se la corsa riguardasse anche “i miei amici”. “Eh certo, capito? – risponde Guidi – certo… te l’ho detto per quello”. Gemelli non perde tempo e contatta il dirigente della Total Giuseppe Cobianchi, con il quale da tempo è in contatto. “La chiamo per darle una buona notizia – dice -… si ricorda che tempo fa avevano ritirato un emendamento, ragion per cui c’erano di nuovo problemi su Tempa Rossa… pare che oggi riescano ad inserirlo nuovamente al Senato… ragion per cui… se passa… e pare che ci sia l’accordo con Boschi e compagni… se passa quest’emendamento… che pare… siano d’accordo tutti…perché la Boschi ha accettato di inserirlo… è tutto sbloccato! (ride) volevo che lo sapesse in anticipo… e quindi questa è una notizia… penso che sia positiva! mi hanno chiamato adesso e mi hanno detto… ‘guarda lo inseriamo di nuovo’ e quindi siamo a posto!… se me l’hanno detto penso che sia chiuso… perché mi dicevano che anche la Boschi era d’accordo… quindi incrociamo le dita ma dovrebbe essere così”. Sul piano politico, sembra di capire che l’emendamento è proposto dalla Guidi, accettato dalla Boschi, ma sostanzialmente sostenuto dall’intero gruppo del Pd, che a questo punto, col suo presidente dovrà fornire qualche spiegazione nel merito, evitando di nascondersi. Un emendamento passa grazie ai voti di una maggioranza, e non certo per volontà divina. Il Pd, ora, non può far finta di non sapere.

Proseguiamo con le intercettazioni. Gemelli vuole che la notizia arrivi direttamente all’Ad della Tecnimont – una società che ha dato lavori in subappalto ad una delle sue aziende – per “ingentilirsi i vertici della società”, scrive il Gip. Così chiama il dirigente Luigi Anselmi. “Ascolta c’è un’informazione importante per il tuo Ad…glielo dobbiamo far sapere subito… mi hanno chiamato, e tu sai chi, e mi diceva che invece che…d’accordo con la Boschi e…lo stanno reinserendo quell’emendamento, quindi sbloccheranno il tutto…solo che io avrei necessità di dirlo anche a lui…perché gli deve arrivare prima che sia ufficiale…se no non abbiamo fatto niente…”.

Nelle intercettazioni entrano autorevoli esponenti del Pd lucano

Nelle intercettazioni entrano anche Gianni e Marcello Pittella, il primo, presidente del gruppo Pse all’Europarlamento, il secondo, governatore della Basilicata. Con Cobianchi, le telefonate sono costanti e in una di queste Gemelli racconta del suo incontro con il presidente della Basilicata Marcello Pittella soffermandosi, scrive sempre il giudice, “sul ruolo politico assunto da Pittella e sui contatti ‘forti’ che il fratello di questi, Gianni, europarlamentare, aveva con il premier”. Dice infatti Gemelli: “Lui tramite il fratello che è al Parlamento europeo…ha dei contatti fortissimi con Renzi e quindi riesce a bloccare cose che… (ride)…che altri non ci arriverebbero, ma comunque…!”. Infine, ancora a proposito di autorevoli esponenti del mondo politico lucano, nell’ordinanza un paragrafo è dedicato ai “contatti” tra il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo, ex governatore della Basilicata, e l’imprenditore Pasquale Criscuolo. In una intercettazione De Filippo invita Criscuolo, “qualora avesse necessità di risolvere problematiche sulla capitale”, a rivolgersi ad una sua assistente: “chiedile tutto che lei ti può spiegare tutto. È una persona di grande valore a parte che se ti serve qualsiasi cosa è in condizioni di risolverti molti problemi su Roma”.

Da jobsnews

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