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La favola dell’uomo su due gambe in trenta lingue africane

 

Di Antonella Sinopoli

Sono passati trent’anni da Decolonising the Mind: the Politics of Language in African Literature (“Decolonizzare la mente: le politiche del linguaggio nella letteratura africana“). Da quella sorta di manifesto sulla decolonizzazione linguistica, il suo autore, lo scrittore keniota Ngũgĩ wa Thiong’o, non ha mai smesso di produrre nella sua lingua madre, il Kikuyu. E non ha mai smesso di stimolare il dibattito, ma soprattutto la coscienza civile e intellettuale africana sulla necessità di affrancarsi dalle sottili logiche mentali radicate dai tempi del colonialismo – e prima ancor dai tempi della schiavitù. A partire dall’uso della lingua che – ovviamente – non è solo fatta di parole e frasi, ma stabilisce relazioni e anche meccanismi di potere. Usare la lingua madre rappresentava per lo scrittore attivista, un modo primario (non secondario o successivo) per combattere l’imperialismo e quella che lui definisce “alienazione coloniale” e – oggi – il neo-colonialismo. Così si legge nel testo… Continua su vociblobali

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