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Danneggiato il monumento a Pier Paolo Pasolini

 

“Quella sorte, ascoltavo, nella mia passione consumata fino a un’impaurita tenerezza, anonimo ospite davanti alla sua consumazione….” (Pier Paolo Pasolini “La persecuzione”)

L’impronta di vergogna che ha danneggiato il monumento a Pier Paolo Pasolini all’idroscalo di Ostia, luogo il 2 novembre 1975 del martirio del più grande pensatore del Novecento italiano, appartiene al movimento di estrema destra Militia. Antisemiti per vocazione, elemento principe di un vivere oscuro, hanno celebrato con una telefonata anonima all’Adnkronos l’attacco barbarico a “un omosessuale e un pedofilo”.

L’Etichetta di antica genesi usata dal potere e l’in­tel­li­ghen­zia per sporcare il suo nome e renderlo silente in vita, arde ancora oggi per distruggere il pensiero scomodo di Pier Paolo Pasolini, ma  mentre sgomenta l’odio delle belve si rafforza l’idea che mai verranno sepolte le sue libere parole, passeranno secoli ma il poeta innocente, capace di una verità così forte che stordisce, vive e vivrà sempre oltre tutti i suoi assassini.

Azzannare le lastre di marmo dove sono incise le sue poesie o il vetro dei cartelli con le indicazioni del percorso bibliografico, non servirà al branco di lupi ipocriti assetati del suo sangue a cancellarlo, come nulla potranno i commentatori che in questi giorni hanno citato il suo nome in televisione o sui giornali accostandolo a tristi e torbide vicende di cronaca, lo avevano compreso immediatamente Jean-Paul Sartre e Michel Foucault, trabocca dalla sua carta un sentire indimenticabile.

“Mille nubi di pace accerchiano il cielo, amore, mai non finirai d’essere amore” (Pier Paolo Pasolini, “La persecuzione”)

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